Dueville

Aveva 16 mila file pedopornografici: arrestato un 48enne

La polizia postale ha arrestato il tecnico di Dueville dopo avergli trovato il materiale vietato (Foto Archivio)
La polizia postale ha arrestato il tecnico di Dueville dopo avergli trovato il materiale vietato (Foto Archivio)
La polizia postale ha arrestato il tecnico di Dueville dopo avergli trovato il materiale vietato (Foto Archivio)
La polizia postale ha arrestato il tecnico di Dueville dopo avergli trovato il materiale vietato (Foto Archivio)

l suo indirizzo Ip era stato segnalato ai poliziotti direttamente dagli Stati Uniti: un’associazione no profit che segue il dark web alla ricerca di scambi di materiale illecito si era imbattuta nei suoi movimenti in siti vietati ed aveva girato l’informazione alla polizia per le comunicazioni di Venezia. Per questo, nei giorni scorsi, gli agenti vicentini della postale avevano bussato alla porta del suo appartamento; e, dopo aver trovato oltre 16 mila files dal contenuto pedopornografico, avevano fatto scattare le manette. Ad essere arrestato è stato Damiano Retis, 48 anni, residente a Dueville, che lavora come tecnico per conto di un’azienda. Il pubblico ministero Alessandra Block ha disposto la cattura per detenzione di materiale pedofilo. Ieri Retis, assistito dall’avv. Elena Tolio, è stato interrogato dal giudice Matteo Mantovani per la convalida; la decisione in merito arriverà nella giornata di oggi.

Il blitz è scattato dopo che gli agenti guidati dall’ispettore Corrado Piccione avevano individuato a chi appartenesse quell’indirizzo Ip, che indica il computer a cui è abbinato un collegamento internet. Alla vista degli agenti, il tecnico non avrebbe fatto alcuna resistenza; quando hanno iniziato a controllare il suo computer, e le schede di memoria collegate, però, è sbiancato. 
Nel suo pc i poliziotti hanno recuperato numerose cartelle, con diversi nomi, in cui l’indagato aveva conservato oltre 16 mila files - fra fotografie e video - di minorenni ripresi in atteggiamenti sessualmente espliciti.

Da quanto è emerso finora - e si tratta di una circostanza non di poco conto ai fini investigativi - quelle immagini non le avrebbe prodotte il vicentino, ma le avrebbe scaricate dalla rete, attraverso una serie di contatti appunto nel mondo del dark web (cioè i siti nascosti, visibili solamente agli iscritti, che ufficialmente non esistono perché sono vietati in quasi tutti i Paesi del mondo), forse anche acquistati, oppure scambiati con altri contatti. Spetterà ora ad un consulente tecnico che il magistrato nominerà compiere un esame accurato non solamente del materiale sequestrato, del computer e delle memorie esterne, ma anche del traffico dati in entrata e in uscita dall’indirizzo Ip del vicentino, per comprendere quasi fossero le modalità di raccolta della sua collezione da codice penale. Questa fase delle indagini sarà però probabilmente seguita direttamente dalla procura distrettuale di Venezia, competente per questo genere di reati.

Nel frattempo Retis avrà la possibilità di difendersi dalle accuse e di far valere la sua versione, ma anche di collaborare con gli inquirenti. 

Negli ultimi mesi, lo sforzo investigativo della polizia postale vicentina si è molto intensificato, come dimostrano i numerosi arresti compiuti negli ultimi mesi, sempre per la detenzione di immagini di minorenni nudi o ripresi durante rapporti sessuali. Si tratta, finora, di diversi filoni di indagine; non sarebbero infatti emersi contatti fra gli indagati vicentini, anche perché la rete internet consente di mettere in relazione istantanea persone da ogni parte del mondo. A stupire semmai è la facilità con cui, attraverso il web, circolano immagini di cui la legge vieta anche solamente il possesso. 

 

Diego Neri

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