Zugliano

Amaro di Sant'Antonio? Lo si acquista in chiesa

Shopping in chiesa? Si può fare a Zugliano, una comunità vivace con l’immagine di una chiesa che sa accogliere. Si varca l’ingresso della parrocchiale e, sulla destra, si trova un banchetto con esposte le bottiglie dell’amaro Sant'Antonio. Basta rivolgersi a chi svolge servizio in chiesa e si possono acquistare. I proventi vanno a sostenere le iniziative parrocchiali. 
È un liquore digestivo, con estratti naturali di erbe e di spezie, che la storica “Distilleria Zanin 1895” di Zugliano produce esclusivamente per la parrocchia dei Santi Maria e Zenone. È stato creato per la prima volta nel 2000, in occasione delle numerose manifestazioni collegate all’apertura straordinaria dell’arca di Sant’Antonio, che è conservata nella chiesa. Anche l’amaro dunque, dalla cui vendita arriva un profitto che trasmette solidarietà e coesione sociale, va ad alimentare la devozione per questo Santo, iniziata in paese nel lontano 1656 per la presenza di una insigne reliquia, donata dal vescovo di Padova Giorgio Corner alla parrocchia e al Comune di Zugliano. 
Fra le iniziative promosse per l’apertura dell’arca, che contiene frammenti dell’osso radio del Santo, accanto alle cerimonie religiose erano stati programmati momenti culturali, storici, artistici e ricreativi. In tale contesto, nel 2000, Fausto Zanin, allora titolare della distilleria, accettò di concorrere ai festeggiamenti con una sua particolare produzione. Rielaborò la ricetta dell’amaro cinque erbe di padre Cassiano e produsse oltre un migliaio di bottiglie dell’“Amaro Sant’Antonio”, che donò alla parrocchia. Da allora, puntualmente, ogni due anni, la distilleria Zanin ha continuato a regalare alla comunità di Zugliano un migliaio di bottiglie, con l’etichetta che riproduce uno dei due affreschi posti sull’altare di Sant’Antonio in chiesa, dipinti nel 1962 dall’artista Licini: sullo sfondo il paese di Zugliano e in primo piano vi è il Santo attorniato da persone tra cui si riconoscono volti di zuglianesi. 
E anche se Fausto Zanin non c’è più, la tradizione viene portata avanti dai figli Piero e Alessandra con il marito Massimo. «Lo facciamo quando ce lo chiedono - assicura Piero Zanin -. Il ricavato viene gestito dalla parrocchia per sostenere le proprie attività». Si tratta di un apprezzato sostegno alla comunità e al tradizionale culto del Santo. «Continua la nostra collaborazione con la distilleria Zanin, anche se siamo stati bloccati per due anni a causa del covid - confermano i volontari della parrocchia guidata da don Mauro Ferraretto -. L’amaro, normalmente non in commercio, è disponibile nel bar del patronato, nello stand apposito allestito in piazza durante la sagra che si sta tenendo in questi giorni, e in chiesa. Il ricavato, come tutti i proventi delle varie manifestazioni per la tredicina di Sant’Antonio, sarà destinato quest’anno alla riqualificazione del campo da gioco attiguo al centro parrocchiale». Sacro e profano a braccetto, dunque, grazie al Santo. 

Maria Porra