Thiene

A 81 anni l'ex ciclista professionista continuare a pedalare con la bici di Gimondi

Mario Maino, un passato da ciclista professionista, oggi, a 81 anni, continua a pedalare per tenersi in forma. FOTO CISCATO
Mario Maino, un passato da ciclista professionista, oggi, a 81 anni, continua a pedalare per tenersi in forma. FOTO CISCATO
Mario Maino, un passato da ciclista professionista, oggi, a 81 anni, continua a pedalare per tenersi in forma. FOTO CISCATO
Mario Maino, un passato da ciclista professionista, oggi, a 81 anni, continua a pedalare per tenersi in forma. FOTO CISCATO

La bicicletta non ha età. Lo dimostra il campione iridato Mario Maino che l'anno scorso ha ricevuto il Collare d'oro del Coni al merito sportivo e che, a 81 anni suonati, macina ogni altro giorno dai 60 ai 70 chilometri su e giù per le colline della Pedemontana, le Bregonze in particolare. Che importa se lo fa con una bici a pedalata assistita perché convive con una protesi al ginocchio? Resta in sella per circa quattro ore «perché spingere i pedali con la testa sgombra e gli occhi pieni di panorami dà tanto benessere» afferma convinto. Esperienze stupende, terapeutiche, che fa con una due ruote marchio Bianchi acquistata da Felice Gimondi qualche mese prima che lo straordinario campione morisse. «Ho sempre avuto un buon rapporto con Felice - ricorda con una punta di commozione Maino -. Da quando nel 1964, a Tirrenia, abbiamo trascorso una settimana condividendo la stessa camera. Insieme abbiamo fatto il giro d'Italia e partecipato ai mondiali».

Mario Maino, nato a Novoledo nel 1940 ma thienese di adozione, conquistò la medaglia d'oro nella 100 km a squadre nell'agosto 1962 , ai campionati del mondo di ciclismo assieme a Danilo Grassi, Antonio Tagliani e Dino Zandegù. Ed è grazie a quella vittoria iridata che l'anno scorso ha ricevuto la massima onorificenza assegnata dal Coni, il Collare d'oro, un premio istituito nel 1995 e attribuito dalla Federciclismo, alla fine del 2020, a 47 campioni del passato, tra cui Adorni, Argentin Basso, Fondriest, Moser e Saronni. Maino, che fu premiato al Quirinale anche dagli allora presidenti Saragat e Cossiga, cominciò a dedicarsi al ciclismo piuttosto tardi, a 17 anni. «Iniziai seguendo mio cugino Martino, più grande di me e ciclista dilettante, che alla domenica dopo messa affrontava la salita del Costo di Asiago con altri amici - racconta Maino -. Io riuscivo a superarli, anche se avevo una bici normale, quella con cui andavo al lavoro tutte le mattine a Vicenza, e li aspettavo alla "Baricatella". Dopo aver fatto con loro "corridori" il percorso da Valli del Pasubio a Valdagno, staccandoli per bene, Martino mi disse "sei proprio bravo, tu devi correre, vai e pedale". Mi iscrisse lui a Schio, mi fece indossare la maglia della squadra scledense e partecipai alla gara da Bassano a Campo Solagna. Arrivai secondo e mi venne data una bici da corsa. Iniziai così la mia attività sportiva, prima da dilettante per quattro stagioni e poi da professionista. Macinavo dai 50 ai 60 mila chilometri all'anno in sella. Ho dovuto però sospendere tutto, a soli 26 anni, dopo un incidente, durante il giro d'Italia del '66, che mi aveva causato una frattura al ginocchio».

Maino vincitore di una tappa del Giro d'Italia a Montepulciano
Maino vincitore di una tappa del Giro d'Italia a Montepulciano

Tra i suoi ricordi più emozionanti Maino si coccola volentieri quello del secondo posto nel '62 al Tour de L'Avenir, il Tour de France dedicato ai giovani. Le premiazioni dei primi tre si facevano assieme ai "grandi" del ciclismo e Mario si ritrovò, davanti a una folla strepitosa, sullo stesso terrazzo di un bel palazzo parigino, proprio vicino all'Arco di Trionfo, a fianco del suo idolo, Jacques Anquetil, che era accompagnato dalla elegantissima moglie Janine. «La passione per la due ruote rimane sempre - conclude Maino con la compostezza che lo ha sempre contraddistinto -. È uno sport che dà molte soddisfazioni, anche se richiede fatica». E "non si smette di pedalare perché si è diventati vecchi, si diventa vecchi perché si smette di pedalare", come recita un vecchio detto.

Maria Porra