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17.04.2019

Filo spinato, biker ferito «Ronde sulle colline»

Il filo spinato ad altezza collo evitato dai ciclisti al Cerbaro
Il filo spinato ad altezza collo evitato dai ciclisti al Cerbaro

Ci risiamo. Ancora filo spinato ad altezza del collo nei sentieri collinari battuti da ciclisti e centauri. Solo che questa volta si è sfiorato il dramma, visto che il biker è rimasto ferito, seppur lievemente. E le associazioni di appassionati propongono di presidiare il territorio a caccia dei colpevoli e a tutela di chi si avventura da quelle parti. L’IMPREVISTO. A rischiare grosso nello scorso week end è stato un quarantenne thienese, salito a monte Enna. Il filo di ferro era ben teso e l’uomo, che stava affrontando il sentieri a discreta velocità, non ha fatto a tempo ad accorgersene e si è ritrovato a terra, con ferite al collo e alla spalla oltre a contusioni per la caduta. Tutto guaribile in pochi giorni ma poteva andare ben peggio, perché il filo spinato era stato collocato da poco ed era appunto ben teso. «Me lo sono visto davanti quando non c’era il tempo materiale per schivarlo». Era andata meglio ai due biker saliti in bici al Cerbaro del Tretto, che dista pochi chilometri in linea d’aria dal monte Enna, una settimana prima. Il filo lo avevano visto prima e schivato, oltre a filmarlo e a lasciare sui social una testimonianza «contro il bastardo che lo ha messo. Siamo scampati per miracolo». I due sono soci del Moto club trial Val Leogra, associazione già nel mirino dei vandali che hanno danneggiato attrezzature a Ponte Canale. LA TENSIONE. La tensione cresce fra escursionisti e proprietari dei terreni boschivi dell’area valleogrina. «La situazione è gravissima - ammette Filippo Benvegnù dell’associazione Escursionisti su ruote Veneto. - Ma è anche grave che simili episodi non vengano denunciati alle autorità competenti. Così le forze dell’ordine non possono agire. Quindi chi si trova davanti al filo spinato teso, tantopiù se riporta ferite, deve per prima cosa recarsi alla più vicina caserma e presentare querela contro ignoti. A quel punto non solo i carabinieri possono indagare con cognizioni di causa, ma anche noi possiamo fare la nostra parte. Cominciando a presidiare il territorio collinare, senza intralciare il compito delle forze dell’ordine. Siamo pronti a metterci a disposizione. Va precisato che, indipendentemente da chi abbia effettivamente collocato il filo spinato, il proprietario risponde di mancata custodia per eventuali danni causati. E la vittima più chiedere il risarcimento». I CARABINIERI. Il capitano Jacopo Mattone, comandante della Compagnia dei carabinieri di Schio, ribadisce il concetto: «Senza denunce non possiamo muoverci. Il territorio pedemontano è talmente vasto che non ci consente, se non di fronte ad una precisa indicazione, di avviare le indagini ed intervenire. Mandare pattuglie senza conoscere dove ci sono i pericoli per i motociclisti, sarebbe inutile». A ieri sera nessuno si era presentato in caserma ma il tempo per formalizzare la querela non è terminato. Servirebbe a tutelare anche eventuali altri centauri che volessero salire in quota durante le prossime festività. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mauro Sartori
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