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22.04.2019

Dramma sul Pasubio
Polemiche
sui soccorsi

L'intervento dei vigili del fuoco sul Pasubio
L'intervento dei vigili del fuoco sul Pasubio

VALLI DEL PASUBIO. Ieri un 57enne di Torri di Quartesolo è morto durante un'escursione sul Monte Pasubio. Era uscito all'alba e sarebbe dovuto rientrare all'ora di pranzo, ma non ha fatto rientro a casa. Il suo corpo, senza vita, è stato individuato dai soccorritori nel pomeriggio.

 

Sul tragico episodio il Soccorso alpino Veneto ha diffuso una nota, proprio in merito alle operazioni di soccorso. «Quando scatta l'allarme per la ricerca di una persona in montagna, si seguono le procedure stabilite dai protocolli operativi siglati con le prefetture, che prevedono l'allertamento del Soccorso alpino deputato anche al coordinamento  - ricorda Alberto Barbirato delegato del Soccorso alpino delle Prealpi Venete - le leggi nazionali 74/2001, 289/2001 e regionale 11/2015 individuano come riferimento esclusivo per il soccorso sanitario in montagna, in ambiente impervio, ostile e ipogeo il Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico, che opera in collaborazione con il Suem 118. Ieri malgrado la ricerca fosse partita già da diverso tempo e non si sapesse se la persona stesse bene, fosse ferita o peggio, il Suem 118 -  la Centrale operativa competente a livello sanitario regionale - e il Soccorso alpino sono stati allertati solamente alle 17.07, dal personale dei Vigili del fuoco che già ore prima era stato attivato». 

 

Al triste epilogo del ritrovamento del corpo senza vita dell'escursionista si è rischiato poi di aggiungere ulteriore gravità, dal momento che i due vigili che si trovavano nel Boale del Sant'Antonino sono stati investiti da due valanghe e trascinati per alcuni metri, senza fortunatamente riportare conseguenze. 
«Tutti i soccorritori e, ancora di più, i tecnici del Soccorso alpino che turnano nelle basi di elisoccorso e sono responsabili della sicurezza del personale sanitario a bordo, indossano dispositivi di protezione individuale normati dalla legge e sono dotati di attrezzatura adeguata all'ambiente e alla stagione in cui operano, ma soprattutto sono addestrati secondo precisi piani formativi per intervenire nel modo più sicuro possibile in ambienti dove il rischio è alto e imprevedibile», sottolinea poi il presidente del Soccorso alpino e speleologico Veneto Rodolfo Selenati. «C'è stato un mancato rispetto delle procedure di allertamento stabilite dai vari accordi - chiude Barbirato - esponendo tra l'altro chi è andato a ulteriori rischi inutili».
«Ricordiamo infine che in questo periodo le condizioni della montagna sono ancora invernali - ha concluso la nota -. La neve abbondante si ghiaccia con le temperature notturne sotto lo zero, per sciogliersi nelle ore più calde dando origine a possibili valanghe primaverili. L'alternanza di ghiaccio e neve fradicia obbliga alla prudenza, alla dotazione di indumenti, calzature, attrezzatura adeguati e a un'opportuna preparazione».

 

La replica dei pompieri non si è fatta attendere. «I vigili del fuoco del comando di Vicenza respingono in modo assoluto le affermazioni fatte dal Soccorso alpino si legge nella nota - in merito ad un loro tardivo allertamento, addirittura di ore, per la ricerca dell’uomo vittima di un incidente in montagna. Ricevuta la chiamata, in cui veniva segnalato il mancato rientro dell’uomo, i vigili del fuoco hanno allertato il proprio sistema di soccorso e contestualmente contattato la centrale operativa del Suem 118, richiedendo specificatamente l’intervento del Soccorso alpino.  Tutte le telefonate in ingresso e in uscita nella sala operativa del 115 sono per legge poste sotto registrazione. Dettagliata relazione sarà trasmessa all’autorità giudiziaria per le iniziative di competenza». 

 

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