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23.08.2019

Asiago e sopressa hanno conquistato i palati di San Diego

Sandro, secondo da sinistra, brinda con il suo staff al riconoscimentoUno scorcio del locale, fra Marilyn e vini italianiLa nuova selezione di vini che ha contribuito al riconoscimento
Sandro, secondo da sinistra, brinda con il suo staff al riconoscimentoUno scorcio del locale, fra Marilyn e vini italianiLa nuova selezione di vini che ha contribuito al riconoscimento

Con i sapori altovicentini conquista i palati statunitensi a 10 mila chilometri dal suo paese d’origine. Dalle montagne della Val Leogra ai climi assolati della California, il turritano Sandro Lattenero, 41 anni, con il suo “Nado Republic” aperto a San Diego l’anno scorso, è stato inserito nella classifica “Top 10” sezione wine bar 2019, stilata dal “San Diego Union Tribune” (quotidiano da oltre 120 mila copie) attraverso il sondaggio tra i lettori. «Non ho fatto nessuna scuola - precisa - dopo aver fatto il ciclista professionista, fino al 2006, mi sono dedicato a questo settore in Thailandia». Si considera più cuoco, barman o manager? Sicuramente manager, dal design e concept del locale alla gestione. Sono stato project manager di diversi locali in Thailandia, facendo molta esperienza. Cosa l’ha portata a San Diego? La scelta di San Diego è stata una sfida personale perché si tratta di un mercato molto difficile. La California ha regole e gestione di licenze molto severe che si traducono in costi di acquisizione di spazi commerciali molto alti. Poi c’è un aspetto emotivo: il mio migliore amico, con cui correvo in bicicletta da giovane, vive qui da anni. Abbiamo deciso di riunire le nostre famiglie. Stando qui ci siamo accorti dell’incredibile ammirazione per tutto ciò che è italiano. All’apertura del wine bar pensavamo di dover essere un po’ più internazionali, che i clienti non avrebbero capito un’eccessiva italianità. Invece l’autenticità, le storie e gli aneddoti sono proprio ciò che i clienti chiedono. Cosa c'è di valleogrino all'interno del locale? Molto! Inserisco la sopressa in molti piatti, abbiamo il vino di Breganze, facciamo la polenta alla vicentina con Asiago e sopressa. Ci sono poi vari oggetti che rimandano all’italianità: in bagno abbiamo degli asciugamani d’epoca che erano dei miei bisnonni, ma sono talmente belli e lavorati che sembrano una piccola opera d’arte e li utilizziamo come tende. Su quali specialità culinarie tipiche italiane puntate? Il nostro è prevalentemente un wine bar. Puntiamo molto sul vino, un mercato in pieno sviluppo soprattutto fra le donne. Qui gli uomini bevono più birra, mentre il vino è decisamente appannaggio delle donne. Abbiamo un ottimo menu a contorno alla nostra wine list. È complicato riuscire ad avere tutti i prodotti che vi servono in cucina? È abbastanza complicato reperire i prodotti tipici perché spesso quelli più buoni e autentici sono quelli che non passano i controlli della “food amministration”. Carni crude, formaggi freschi e simili devono essere tutti pastorizzati. Poi è molto forte la tassazione sui prodotti stranieri. Come vive la lontananza dagli affetti vicentini? Sono figlio unico, i miei genitori sono anche i miei migliori amici e mi seguono spesso nelle mie avventure, passiamo in media sei mesi all’anno insieme. Le amicizie invece sono difficili da mantenere a distanza, ma è il prezzo che paga l’avventuriero. Le manca qualcosa di Torrebelvicino e dell’Italia? Le cose che mi mancano di più sono la nostra cultura, l’arte, il senso della famiglia e dell’amicizia. Tutte cose che quando vivi in Italia ti sembrano ordinarie ma quando ci si trasferisce all’estero si capisce quanto il nostro paese sia speciale. Mi manca tantissimo prendere un cappuccino in piazza dei Signori. Cosa vi ha permesso di entrare nella top 10? L’atmosfera che riusciamo a creare con la scusa del bicchiere di vino e un piatto nostrano. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvia Dal Ceredo
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