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12.05.2019

Una poltrona per quattro Sfida accesa su sanità De Lellis e Fabbrica Alta

I quattro sfidanti: da sinistra Valter Orsi, Ilenia Tisato, Leonardo Dalla Vecchia, Marco Vantin.  FOTO  CISCATO
I quattro sfidanti: da sinistra Valter Orsi, Ilenia Tisato, Leonardo Dalla Vecchia, Marco Vantin. FOTO CISCATO

Una corsa a quattro per il municipio con rispetto ma senza esclusione di colpi a Schio. La città ha ben chiare quali aree sviluppare ma deve scegliere, tra le diverse idee dei candidati sindaco, come farlo. La difesa dei servizi sanitari è al centro del dibattito. Schio, oggi, è nell’Ulss migliore possibile? MARCO VANTIN (Movimento 5 Stelle). In Regione avevamo chiesto un accorpamento delle Ulss che non seguisse il criterio provinciale. Mi tiro fuori da discorsi pro Bassano o pro Vicenza, così facciamo il gioco della Regione. La riforma sanitaria avrebbe dovuto creare l’azienda zero senza modifiche alla parte operativa e gli stessi problemi che registriamo oggi, li avremmo avuti anche con Vicenza. Diamo dignità al nostro ospedale, puntiamo i piedi e facciamo squadra. LEONARDO DALLA VECCHIA (Centrosinistra). Non pensavo di scoperchiare il vaso di Pandora facendo partire la raccolta firme per l’unica Ulss provinciale. Chiediamo di andare con Vicenza perché ora non abbiamo un ospedale “hub” di riferimento ed è questo che ci ha messo in competizione tra territori. Preserviare i servizi territoriali e socio-sanitari, dove i sindaci mettono soldi e possono ancora contare qualcosa. Non deve esserci disparità tra i due distretti: i nostri servizi non devono essere livellati a quelli del distretto 1. ILENIA TISATO (Lega). Abbiamo parlato cinque anni fa di ospedale e ne riparliamo ora. Non è una questione strumentalizzata? Le schede sanitarie, ora, sono tornate in giunta. Io non mi permetto di parlare di ospedale ora, ma voglio vedere chi tornerà a parlarne dopo il voto. È pura campagna elettorale. Metterò il massimo dell’impegno per seguire i servizi sanitari e sociali. Non è un primariato in più o in meno che fa la differenza e non importa stare con Vicenza o con Bassano. VALTER ORSI (Liste civiche). Spero che Tisato sulla sanità sia solo disinformata. C’è una battaglia sul project financing che assorbe risorse e un’altra sulla garanzia dei servizi. La conferenza dei sindaci ha tirato fuori soldi dai bilanci comunali perché la Regione ha tagliato sui più deboli. La vittoria è stata possibile grazie alla dimensione dell’Ulss che garantisce un equilibrio tra le parti. Dobbiamo andare avanti con Ulss 7. I sindaci sono stati defraudati dei poteri sulla sanità, ma la politica non può decidere su temi tecnici in cui si deve riflettere solo su cosa sia meglio per la comunità, senza comunque dimenticare i conti. A proposito di sanità, come trasformare il vecchio e vuoto De Lellis in una risorsa? ORSI. È un immobile non utilizzabile per servizi sanitari ma per altre attività. Ora che alla Casa della Salute arriveranno due rami universitari con 250 studenti c'è l'utenza necessaria per pensare a una foresteria e per trasformare la torre in una struttura di servizio per vivere la città. È un'area eccezionale in un polo della formazione scledense sempre più completo. TISATO. Se all'interno della struttura, che è stata svuotata, fosse rimasto anche solo un piccolo ufficio aperto, ora non sarebbe stato necessario rimetterla in sicurezza. Serviva un’attenzione in più prima. Con la Regione bisognerà trovare una soluzione. Ben venga inserire il tutto nel contesto della scuola infermieri. DALLA VECCHIA. Intanto battiamoci per mantenere i servizi che sono nella piastra. La torre è la parte più piccola del complesso. Iniziamo un percorso con la proprietà per decidere cosa fare del contorno, il grandissimo parco attorno all’ospedale. Colleghiamolo con la Valletta, anche utilizzando, se necessario, lo spostamento di via Leonardo Da Vinci, con un grande progetto che riveda tutta l’area, da piazza Divisione Acqui. VANTIN. Quella della foresteria a servizio delle università è una buona idea ma potendo disporre di numerosi piani, sarebbe necessario parlare con l'Ulss per ottenere i posti del famoso ospedale di comunità. Non da scartare l'idea di realizzare proprio lì una “Casa delle associazioni”. In tema di urbanistica, impossibile non parlare di Fabbrica Alta. Idee concrete? ORSI. L'immobile non è un bene certo ma vincolato. Le attività svolte fino ad oggi lo hanno fatto rivivere. Sulla questione della proprietà, sono stati interessati tre avvocati. Oltre al progetto FabricAltra, c’era da far partire una stagione estiva dedicata a cultura, musica e giovani. L'anno scorso non è stato possibile, ma quest'anno sì grazie alla regia de il Cuore di Schio. TISATO. Sono state messe delle luci, nient’altro. Nel lato che guarda il Summano ci sono vetri rotti e materiale lasciato lì. Bisognerebbe metterla in sicurezza. Sono passati 10 anni dall’atto notarile. Sistemare le grondaie e i vetri sarebbe il minimo, nonostante i vincoli dettati dall’atto. Il senso non è coprire con le luci una struttura in degrado per far passare 5 anni senza fare nulla. DALLA VECCHIA. Sono passati due anni da quando abbiamo chiesto i pareri legali, di cui tanto si parla ma che non c’erano e non ci sono. Per noi si tratta di un’area comunale perché esiste un atto notarile che attesta il trasferimento. Il problema è duplice: mettere in sicurezza il patrimonio e far sì che gli scledensi si riapproprino dell’area da subito. Il Pd ha chiesto l’apertura di una ciclopista di passaggio ma ci hanno detto di no. La Fabbrica Alta non è solo un patrimonio di Schio ma dell’Europa ed è questo il livello a cui rivolgersi. VANTIN. Non è nostra ed abbiamo un grosso vincolo. O la proprietà ce la concede senza vincoli o tanto vale che se la tengano. Sistemando le facciate, si potrebbe fare un parco urbano ed almeno un piano sarebbe da dedicare all'archivio: sono due patrimoni di tutti i cittadini. Dal rischio-degrado di spazi vuoti al tema sicurezza. A Schio c’è davvero un problema-sicurezza o si tratta di situazioni di marginalità sociale con riverbero sul codice penale? Come agire? TISATO. Non c’è un problema di sicurezza ma di abbandono. La gente non si sente tutelata e sicura, non vede i vigili passare in centro. Non ci sono i numeri nell’organico della polizia locale? L'ordine pubblico deve rimanere. È possibile, poi, che ci sia l’immondizia fuori il venerdì sera? E ancora: perché chiedere il commissariato se sappiamo che non arriverà mai? ORSI. Ordine pubblico e marginalità lavorano su due campi diversi. Politiche sociali e giovanili hanno lavorato con il coinvolgimento di tutti. Le baby gang hanno dato fastidio ma hanno ricevuto una risposta dura. Sono state messe agli arresti 10 persone e riportata tranquillità. La polizia locale spende più della metà del suo tempo per fare ordine pubblico. Avere il commissariato di polizia a Schio non vorrebbe dire solo più sicurezza ma più servizi. DALLA VECCHIA. Non ho paura di dire che va bene chiedere il commissariato, ma sarebbe stato più realistico pretendere una presenza maggiore della Compagnia dei carabinieri. Sicurezza o disagio? I fatti di cronaca sono stati gravissimi, hanno creato grande paura e sono stati un danno enorme per chi in centro fa impresa. Se questi atti vengono compiuti da minori, bisogna interrogarsi su cosa non ha funzionato per metterci più impegno. VANTIN. Sì al commissariato, bisogna poi implementare sistemi elettronici rapidi e veloci. In più, vorremmo istituire la figura del vigile di quartiere, per pattugliare tutta la città con un numero diretto di reperibilità. Poi, dobbiamo risvegliare gli scledensi alla cittadinanza attiva. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Karl Zilliken
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