Cogollo del Cengio

Il bar-trattoria sfida il tempo: porte aperte da cento anni

Continua la storia centenaria della “Trattoria al Commercio” storicamente appartenuta alla famiglia Tisocco
Il bar trattoria Al Commercio
Il bar trattoria Al Commercio
Il bar trattoria Al Commercio
Il bar trattoria Al Commercio

Mentre in tanti piccoli paesi si assiste al sempre più al triste e desolante fenomeno della chiusura delle “botteghe” e di altri esercizi commerciali, che una volta rappresentavano il cuore pulsante della vita comunitaria, nella frazione di Mosson continua la storia centenaria della “Trattoria al Commercio”.

La storia del bar cominciata un secolo fa

Cambiano i tempi, si modificano le mode, mutano le abitudini, si succedono i gestori, ma l’antica “trattoria”, da decenni “bar”, è sempre là, aperta sulla pubblica via, lastricata di porfido, con di fronte la piazzetta vigilata da un maestoso ippocastano, quasi di fronte alla chiesa parrocchiale. In tale contesto la vita secolare dell’antica “osteria”, da sempre appartenuta ai Tisocco, continua, in un’infinita corsa a tappe. La partenza, più di 100 anni fa, quando l’originaria costruzione sorse all’imbocco per la vecchia strada del Costo, con accanto una stalla, dove i cavallari in partenza per l’altopiano o discesi dalla montagna facevano riposare i cavalli, ristorandosi prima di riprendere il cammino. Fuori, su una parete, sono ancora infissi gli anelli a cui venivano legati gli animali. Era l’epoca in cui Marco Pozza, poeta e artista bizzarro, disegnava sulla pubblica via il suo autoritratto, intingendo il lungo pennello nel vino, quando la trattoria rivendeva anche il “nettare degli dei” assieme ai liquori d’asporto.

Fino al '99 condotto dai discendenti dei Tisocco

Condotta fino al ’99 da Giovanni, Gino, e dai discendenti della famiglia Tisocco, l’ultimo il nipote Gian Pietro, la trattoria-bar non ha conosciuto crisi nemmeno con l’alternarsi di diversi gestori, al contrario di altre realtà. A Mosson, dopo la chiusura della trattoria dal Pelado e la sopravvivenza del piccolo Centro Bar, che opera ad orario ridotto, a resistere al tempo è questo locale, sempre più polo d’aggregazione non solo per gli abitanti della frazione ma anche per chi proviene da fuori, pure con tanti giovani. Se ci si chiede da dove provenga tanta forza d’attrazione, basta frequentarlo, anche saltuariamente.

Si capisce subito che l’ambiente è familiare, che è luogo d’incontro di cacciatori, di ciclisti che ora hanno il loro beniamino in Filippo Zana, neo campione italiano professionista di ciclismo su strada. Si è colpiti dalle pareti festonate, con appese centinaia di foto lasciate da clienti, spesso con una dedica, per ricordare uno dei momenti felici vissuti nel locale.
Se si passa al venerdì sera, si assiste al vociante appuntamento tradizionale con il gioco delle carte: tresette e briscola, naturalmente “ciacolona”. E, poi, oltre all’aspetto commerciale, il locale ha assunto un insospettabile ruolo sociale. «Qui da noi - rivela l’ultimo gestore, Rugero Busato, pensionando - si parla anche di problemi sociali e si danno consigli a chi ha bisogno, ci si aiuta». Nemmeno i 2 anni di Covid, il lievitare delle bollette e dei prezzi hanno messo in ginocchio la gloriosa ex trattoria, pronta a riprendere il cammino con i nuovi gestori. Un fenomeno, in un periodo in cui molti paesi stanno morendo. 

Giovanni Matteo Filosofo