San Vito di Leguzzano

«“Teppa” è stato un grande». Nuovo scontro sull'Eccidio di Schio

Nuovo scontro sull’Eccidio di Schio, tragica pagina di storia che continua ad accendere gli animi degli opposti schieramenti. L’ultima miccia è conseguenza di un incontro per la presentazione di un libro di Ugo De Grandis, storico e autore di pubblicazioni sulla Resistenza, a San Vito di Leguzzano. Il casus belli è stata la presenza, alla serata, di Valentino “Teppa” Bortoloso, 98 anni, ultimo componente ancora in vita del commando partigiano che nella notte tra il 6 e il 7 luglio 1945 uccise 54 persone e ne ferì altre 81 nelle carceri di Schio.

Il dibattito si è riversato sui social network, un fuoco incrociato che ha assunto toni molto accesi. Ad innescare la miccia è stato un post sul gruppo Facebook “Sei di San Vito di Leguzzano se…”, dal titolo “Accolto come un divo uno degli esecutori materiali dell’Eccidio di Schio”: «Venerdì 15 ottobre, a San Vito di Leguzzano, alla presentazione di un libro che vorrebbe giustificare il tremendo crimine compiuto a Schio, è apparso Valentino Bortoloso il partigiano “Teppa”. Quello che è stato l’esecutore materiale della strage nelle carceri e già condannato a morte nel dopoguerra per i suoi misfatti». In poche ore il post, anche su altri profili, ha raccolto numerosi commenti di approvazione o di biasimo, molti dei quali grondanti odio e risentimento, tra cui insulti, minacce e auguri di morte a Bortoloso. 

Tra i commenti, quello dell’assessore all’ambiente di San Vito Mauro Anzolin, riferito a “Teppa": «Lui ha pagato il conto, con 10 anni di carcere. Gli altri fascisti niente, tutti assolti. Come ha detto venerdì, forse sarebbe stato meglio che la gente avesse fatto giustizia da sé, avrei avuto la vita più tranquilla», riferito alle parole di Teppa. «Per me è un personaggio speciale, non credo sia facile arrivare a quasi 99 anni avendo fatto la campagna di Russia, essere stato partigiano, subito 10 anni di carcere e con il pensiero dentro di quei momenti dell’eccidio».

Sulla vicenda è intervenuto anche lo stesso De Grandis: «Chi avrebbe mai pensato che San Vito di Leguzzano ospitasse questo fior fiore di intellettuali, che dimostrano palesemente di non conoscere il contenuto dei miei libri, né le vicende che hanno pesantemente toccato anche quel paesino e meno ancora la complessa questione dell’eccidio alle carceri, nel quale trovarono la meritata punizione alcuni dei protagonisti del giugno di sangue a San Vito». Parole che fanno da detonatore ad altri commenti, di segno opposto. 

Di tenore diverso, il post pubblicato dal consigliere comunale di Schio Città Capoluogo, Alex Cioni, che ha parlato di «partigiani 2.0 che hanno vissuto la guerra al massimo davanti ad una playstation». «Che il Teppa venga trascinato in giro a conferenze dal De Grandis come un totem - aggiunge il consigliere Cioni - la dice tutta su quale sia lo scopo di certe serate. Non di certo la riconciliazione, bensì il mantenimento di un clima di odio come se la guerra civile fosse finita l’altro ieri. Poi ci sono soggetti come l’assessore di San Vito di Leguzzano, tal Mauro Anzolin, che nell’esaltare le gesta del Teppa, si dice dispiaciuto che la “gente all’epoca non si sia fatta giustizia da sé». «Non ho mai detto che i partigiani hanno fatto bene ad uccidere - replica l’assessore Anzolin -. In merito alla frase “forse sarebbe stato meglio che la gente avesse fatto giustizia da sè”, ho solo riportato le parole di Teppa, non certo le mie. Io continuo a studiare l’argomento perché mi piace la storia, mi piace imparare per capire. Il discorso di Cioni è puramente politico. Dopo l’8 settembre non si poteva essere neutrali, ci sono state scelte giuste e scelte sbagliate e per me i fascisti sono persone che si sono messe dalla parte sbagliata. Mio nonno è stato internato per non aver voluto entrare nella Rsi ed è uscito dalle carceri di Schio solo nel maggio del 1945».

Matteo Carollo