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09.06.2019

Sindaco con il rene nuovo: «Dono di mia moglie»

«Ci sono stati momenti in cui davvero credevo di non farcela, specie quando ero attaccato alla macchina della dialisi a casa mia, di notte. Poi, però, è successo qualcosa di bellissimo, grazie al gesto d’amore meraviglioso di mia moglie e io sono rinato». Giovanni a questo punto fa l’occhio lucido. E ci sta, eccome se ci sta. Giovanni Antonio Sella non ha festeggiato la sua elezione a sindaco di Laghi con gli amici, non ha brindato con le bollicine nella trattoria di famiglia e a dire il vero non ha mai nemmeno fatto un comizio. L’unica bottiglia di spumante che si è permesso è quella dell’icona di Whatsapp, un’emoticon inanimata inviata nel gruppo creato per le elezioni assieme alle manine che applaudono e una faccina felice. Altro non avrebbe potuto fare dal letto dell’ospedale dove stava trascorrendo l’ultima delle tre settimane di degenza dopo aver ricevuto un rene “nuovo”. E non un rene prelevato da un donatore sconosciuto, magari pure morto, ma quello della moglie Daniela, che quando ha saputo di essere compatibile non ha avuto dubbi e ha firmato tutte le carte possibili, davanti allo psicologo che le chiedeva se era stata costretta a farlo, al giudice che doveva autorizzare la procedura, ai medici che fino all’ultimo, bisturi in mano, le hanno ricordato che avrebbe potuto tirarsi indietro. Daniela Dal Molin, 58 anni, non ha esitato: quello sarebbe stato il suo più grande regalo d’amore. Altro che rose rosse, diamanti che sono per sempre o viaggi nei paradisi tropicali pagati con la carta“che non ha prezzo”. «Mia moglie aveva due reni sani - racconta ancora Giovanni - uno con funzionalità al 52% e l’altro al 48%. Mi hanno dato il secondo (sorridendo) ma già è un rene perfetto, come mi ha confermato il medico quando l’ha visto. In realtà, io volevo solo che Daniela non rischiasse nulla. Ho chiesto di darmi tutte le garanzie possibili, non avrei mai accettato se mi avessero detto che Daniela avrebbe avuto qualche complicazione. Sarei tornato in lista ad aspettare, visto che era saltata anche l’occasione di ricevere il rene da mia sorella Loredana». In effetti anche lei, come l’altra sorella Rosanna, aveva deciso di fare la donazione, ma un piccolo problema di compatibilità glielo ha impedito. «L’avrei fatto senza indugi - racconta Loredana - per mio fratello questo e altro. La nostra famiglia grazie al cielo è unita, ci vogliamo bene e non ci avrei pensato un attimo. Alla fine è andata bene perché Daniela è risultata compatibile e ha fatto questo straordinario regalo a mio fratello. Adesso mi piace dire che non è più una cognata ma un’altra sorella, perché una parte di lei vive in Giovanni». Se entrambe non fossero state compatibili rimaneva la possibilità dell’espianto da un donatore morto. «In effetti ero nella lista dei trapianti “da cadavere” - ricorda il neo sindaco - ma mi faceva un certo effetto sentire quella frase e ho sempre precisato che io non volevo avere a che fare con i cadaveri (sorride)». Prima dell’intervento Daniela e Giovanni si sono visti in stanza. «Le ho chiesto se era convinta, le ho detto che avrebbe potuto tirarsi indietro ancora, il nostro amore non ne avrebbe certo risentito». E lei: «C’è stata solo un’occasione in cui ho avuto un attimo di titubanza, quando mi sono trovata in camera con Giovanni, ma è durato pochissimo. Anche quando il medico mi ha chiesto se volevo continuare, prima di darmi l’anestesia, non ho avuto dubbi. In quel momento pensavo solo che avrei potuto ridare una vita normale a mio marito». E Giovanni rinato si sente. «Ho voglia di ripartire, di portare a termine molti progetti per il paese. La prima cosa che ho fatto quando ho saputo di essere stato eletto è stata quella di inviare un messaggio nel gruppo di Whatsapp annunciando che avevamo ottenuto un finanziamento con i fondi Odi per il recupero del caseificio, la sistemazione delle strade e l’acquisto di un pulmino. Il segno che stavo bene, che avevo voglia di tornare al lavoro». Ma momenti difficili, da quando nel 2017 i medici gli avevano detto che avrebbe dovuto entrare in dialisi, Giovanni ne ha vissuti più di uno. E allora anche la fede gli è stata d’aiuto. «Un giorno, preso dallo sconforto, sono andato a Poleo, al santuario di San Martino, a pregare (gli occhi si fanno di nuovo rossi dalla commozione). Ne sentivo il bisogno». La sorella Loredana invece si è affidata alla Madonna di Monte Berico. «Ho portato al frate le foto di mio fratello e mia cognata, ho chiesto che la Madonna li aiutasse. Ora posso dire che l’ha fatto. Io ho pianto solo due volte in vita mia, quando è nato mio figlio e quando è rinato Giovanni». A Laghi hanno pianto in tanti quando il sindaco è tornato. A dimostrazione che i 130 abitanti si sentono parte di una grande famiglia. «C’erano tante persone commosse che lo hanno accolto, e tante erano anche quelle che si preoccupavano di chiederci come stava - racconta ancora la sorella Loredana -. È stato bellissimo vedere come il paese ha partecipato, ha seguito con il cuore la nostra storia di famiglia». Ora il neo sindaco Giovanni Antonio Sella è pronto per tornare a fare il sindaco, ma non solo. «Questa esperienza mi ha ricordato quanto sia preziosa la vita e quindi voglio godermela, fare passeggiate nelle montagne qui vicine, anzi mi comprerò anche una bicicletta, beh, con pedalata assistita ovviamente. Ma voglio vivere. E soprattutto vorrei che si sapesse quanto sono stati bravi i medici che mi hanno seguito, sia al San Bortolo di Vicenza, ma anche nel reparto di nefrologia dell’ospedale di Santorso. Hanno dimostrato una straordinaria professionalità, ma anche umanità. Non finirò mai di ringraziarli per quello che hanno fatto». Tempo scaduto, la trattoria comincia ad animarsi e bisogna tornare in cucina. A Laghi, dove il tempo si è fermato da tempo e dove il telefono pubblico ha ancora un senso visto che i segnali degli smartphone ultratecnologici segnano spesso il passo, o le “tacche”, a mezzogiorno regnano sovrani gli gnocchi. Quelli buoni di una volta e che vanno mangiati senza fretta. Perché qui la fretta è stata abolita. E non dal sindaco. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Dennis Dellai
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