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22.01.2020

Sfida al Parkinson a passo di danza

I partecipanti a “Dance well” ballano a palazzo Fogazzaro.  M.D.O.Un altro momento di danza fra le opere di “Papermade”.   M.D.O.
I partecipanti a “Dance well” ballano a palazzo Fogazzaro. M.D.O.Un altro momento di danza fra le opere di “Papermade”. M.D.O.

Ballare dentro uno spazio espositivo, fra le opere d’arte che sono in mostra, sfidando il morbo di Parkinson, regalando momenti di gioia a se stessi e ai familiari. Dance Well è un'esperienza unica che si basa sull’impatto salutare che la danza contemporanea ha sulle persone affette dal morbo di Parkinson, includendole in comunità che si incontrano regolarmente in luoghi artistici, dal profondo impatto visivo e culturale, dove delle danzatrici professioniste conducono i passi e le movenze accessibili a tutti, malati e non. Un progetto che in città sta dando eccellenti risultati. IL RITROVO. L'appuntamento scledense si svolge due volte a settimana, il martedì mattina e il giovedì pomeriggio solitamente sul prestigioso palcoscenico del Teatro Civico, e lo scopo è far danzare a ritmo di dolci melodie le persone affette dal morbo di Parkinson per aiutare il rallentamento della malattia. L'idea è stata promossa dal Csc Casa della Danza di Bassano del Grappa insieme alla Fondazione Teatro Civico e viene praticata a Bassano dal 2013 e a Schio è stata avviata nel 2016. Da allora sono decine le città italiane, tra cui Roma, Torino e Firenze, ed estere, come ad esempio a Tokio, e Kanazawa, che stanno promuovendo questa tipologia di danza, riconosciuta come estremamente benefica per l'andamento degenerativo della malattia. «Da quando siamo venuti a conoscenza del progetto abbiamo cercato subito di farlo partire anche qui a Schio – racconta Stefania Dal Cucco che seuge l’iniziativa per conto della Fondazione Teatro Civico – il corso, che conta oltre 100 partecipanti di età tra i 18 e gli 87 anni, si svolge tutto l'anno con doppio appuntamento settimanale e l'unica pausa avviene durante il mese di agosto. Dare uno spazio a queste persone significa includerle all'interno della società, spesso molti affetti dalla malattia tendono a isolarsi, e in più cogliamo l'occasione per far visitare mostre e gallerie riempiendole di vitalità e allegria. In diverse occasioni alcuni coreografi famosi hanno voluto coinvolgere membri del gruppo di Dance Well per spettacoli e performance, affascinati da come delle semplici movenze scatenano tanta energia». NEL PALAZZO. Occasionalmente il gruppo scledense si trova a danzare in luoghi solitamente non accessibili al pubblico oppure in sale allestite per mostre artistiche, la regola fondamentale è appunto che ogni luogo di danza sia bello e curato, poiché anche l'armonia dell'arte aiuta la terapia. Il Comune di Schio ha voluto proporre anche le stanze di Palazzo Fogazzaro che attualmente sono allestite per la mostra “Papermade”, le opere in carta realizzate dagli artisti possiedono intrisecamente il concetto di effimerità così come il protrarsi della malattia riconsidera il concetto di vita nel tempo. E allora, per un ciclo di quattro giornate, il gruppo di ballerini ha potuto esprimersi all'interno dei saloni dell’ottocentesco edificio in stile palladiano appartenuto alla famiglia Fogazzaro dove le insegnanti, Giovanna Garzotto, Cristina Bacilieri e Milli Cuman, hanno svolto anche esercizi meditativi con l'uso dei fogli di carta e del carboncino. L’ASSESSORE. «L'aumento esponenziale delle attività promosse dalla Fondazione Teatro Civico ci interessano molto e la collaborazione tra il Comune e la Fondazione è sempre più efficace – ha dichiarato Barbara Corzato, assessore alle politiche giovanili, cultura e promozione del territorio – L'appuntamento con il progetto Dance Well in origine doveva svolgersi in una sola giornata, per l'occasione abbiamo organizzato una mostra guidata su misura, ma dato l'entusiasmo del gruppo abbiamo deciso che ci sarebbero stati altri quattro eventi per dar loro la possibilità di danzare all'interno del Fogazzaro. Vogliamo dare la possibilità di vivere la realtà di tutti i giorni anche a chi è affetto dalla malattia in uno spazio sicuro». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Massimo Dagli Orti
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