Schio

Scampato al sisma
Angelo di Amatrice
ritorna in classe

La calorosa accoglienza del liceo scientifico Tron al docente di rientro da Amatrice. [FOTOGRAFO]S.D.C.
La calorosa accoglienza del liceo scientifico Tron al docente di rientro da Amatrice. [FOTOGRAFO]S.D.C.

Scampato per miracolo al disastro del terremoto che a fine agosto ha colpito il centro Italia. Il professor Angelo Catena, originario del paesino laziale di Amatrice ma trapiantato nel Vicentino dalla fine degli anni ’70, sabato mattina è stato ricevuto calorosamente al liceo scientifico Tron di Schio, dove insegnanti, studenti e tutto il resto del personale attendevano da settimane di poter dargli un sincero bentornato.

Ad accoglierlo all'ingresso della scuola, un maxi striscione con scritto “Bentornato Angelo! Il Tron ti abbraccia forte” e centinaia di persone schierate sulla scalinata, nel portico e nell'androne centrale che lo hanno applaudito, salutato e abbracciato. Varcando il cancello si è ritrovato davanti una sorpresa dalle dimensioni decisamente inaspettate. «E' stato molto emozionante e ovviamente mi ha fatto molto piacere», ha detto il professore.

Non sono mancati infatti alcuni momenti di commozione, ripensando che se la ruota della fortuna avesse girato diversamente, il professore di informatica tanto benvoluto non sarebbe stato lì.

Ma invece c'era, eccome. Era andato a scuola per sbrigare le ultime formalità burocratiche prima di rientrare regolarmente in servizio (da ieri), con orario pieno. «Riparto a pieno regime - spiega il docente di 59 anni - perchè adesso fisicamente mi sento bene, le ferite del corpo di sono rimarginate e quindi, dopo il periodo di convalescenza (durato circa un mese), sono pronto a ripartire con impegno e voglia di fare, cercando di tornare alla normalità». Una normalità tanto desiderata, dopo l'incubo vissuto durante il terremoto da cui era uscito vivo per miracolo, anche se con alcune costole rotte, ferite e contusioni. Si trovava ad Amatrice per un periodo di vacanza nella casa di famiglia, poco distante dal municipio del paese. La forte scossa di magnitudo 6.0 ne aveva fatto collassare una porzione, quella in cui lui stava dormendo, ma per fortuna durante il crollo il suo materasso è rimasto in cima al cumulo di macerie. E’ sopravvissuto, ma gli resta un peso nel cuore.

«Io sono stato fortunato - considera - ma non posso dire lo stesso per tanti amici e conoscenti. Il paese non esiste più e nemmeno le persone. Io ho potuto tornare alla mia vita qui a Schio e ritrovare una certa tranquillità, ma là quelli che sono sopravvissuti ora vivono alla giornata, non hanno più una casa e nemmeno i loro averi, tanti hanno perso anche l'attività lavorativa e vivono in alloggi precari in attesa che qualcosa venga sistemato». L'abitazione della famiglia del professore sicuramente non è tra queste. «E' irrecuperabile. L'unica cosa che si può fare è raderla al suolo e ricostruirla da zero. Quasi tutto il paese è così, si salvano qualche chiesa e qualche palazzo. In mezzo a questa grande tragedia, una nota positiva è stata la grande solidarietà che è arrivata in modo concreto da tutta l'Italia. La parte bella del nostro Paese».

Un'esperienza traumatica che ha lasciato un segno profondo nell'animo del professore, che però ora vuole guardare avanti, ripartendo intanto dal lavoro nella scuola.

Silvia Dal Ceredo
# Sposta il focus sul parent