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20.03.2019

Ospedale, la“mini-dieta” e il rebus medici

L’ospedale Alto vicentino di Santorso, ancora al centro del dibattito.  FOTO DONOVAN CISCATO
L’ospedale Alto vicentino di Santorso, ancora al centro del dibattito. FOTO DONOVAN CISCATO

La nefrologia non è più reparto. Non c’è più un primario. Ma scende di rango gerarchico. Diventa unità semplice con posti-letto in medicina generale. Il servizio di dialisi prosegue, ma solo con posti-letto tecnici. Anche l’urologia perde il grado, il primariato, e si trasforma in unità semplice. Si perde l’otorino (che diventa unità dipartimentale all’interno del day surgery). La gastroenterologia perde, invece, la valenza dipartimentale e resta soltanto unità semplice. Per l’ospedale di Santorso, 20 apicalità e 410 posti-letto, è cura dimagrante nelle schede della programmazione ospedaliera appena varate a Venezia dalla giunta regionale e ora transitate in quinta commissione a palazzo Ferro Fini, anche se declassamenti e cancellazioni vengono compensati in qualche misura da acquisti eccellenti. LE DOTAZIONI. Nella nuova mappa strategica che condensa l’organizzazione funzionale che l’ospedale dell’Alto Vicentino avrà nei prossimi 5 anni compaiono 3 nuove unità operative complesse, vale a dire 3 nuovi reparti diretti da altrettanti primari: la prima è malattie infettive con 6 posti-letto, la seconda chirurgia senologica con 15 posti, la terza medicina trasfusionale. Quest’ultima, per la verità, sull’onda di una novità che vale per tutte le Ulss venete. Ciascuna azienda veneta avrà una direzione. E la 7 presenterà il suo reparto centralizzato a Santorso con un direttore che avrà il compito di coordinare dall’ospedale dell’Alto Vicentino l’intera rete aziendale. Altra “conquista” di Santorso l’emodinamica h24. Che, nella campagna politico-istituzionale pre-schede, è stata, in lungo e in largo, il cavallo di battaglia dei sindaci del distretto Thiene-Schio. Una novità, peraltro, per modo di dire. Perché anche le schede del 2013 avevano dotato Santorso dell’emodinamica no-stop, 24 ore su 24, cioè quell’attività interventistica salva-vita, determinante nei casi di infarto e rappresentata dall’angioplastica coronarica, che consiste nel dilatare una stenosi mediante il gonfiaggio di un catetere a palloncino, seguito dall’impianto di una o più protesi chiamate stent di tipologia variabile a seconda delle caratteristiche della lesione da trattare. IL REBUS MEDICI. Nulla di nuovo, dunque, sotto il sole. In questi anni l’emodinamica h24 è stata forzatamente ridimensionata in h12 per la carenza di personale. Un buco rimasto irrisolto che apre interrogativi e incognite anche per il futuro. La realtà potrebbe ancora vanificare le acquisizioni o, meglio, le conferme sulla carta. E la “conquista”, se non entrano in gioco nuovi medici e non si riempiono le caselle necessarie, può diventare la classica vittoria di Pirro. Lo dice, del resto, con la consueta onestà intellettuale, il commissario-dg dell’Ulss 7 Bortolo Simoni, che ieri ha incontrato i sindaci di zona, già in forte agitazione, per un confronto proprio sulle schede, perché ognuno le legge con la propria chiave di lettura, positiva o negativa, vedendo il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto: «Il nodo dei prossimi anni - fa notare - sarà la possibilità di disporre dei medici che servono. La programmazione degli ospedali verrà pesantemente condizionata dal numero degli specialisti che ci saranno. Reparti e servizi funzionano se c’è il personale. Perché, altrimenti, anche le tecnologie perdono di significato». E le falle, in questo senso, si allargano sempre di più. In pronto soccorso mancano all’appello 17 medici, e altri 2 sono in procinto di lasciare, tanto che Simoni si è inventato un sistema di “emergenza” con pagamento di gettoni (fin quando lo consentirà il budget) a base per il momento volontaristica («in futuro - dice - occorrerà probabilmente fare un ordine di servizio») per cui tutti i reparti assicureranno, a rotazione, turni di 12 ore. Grosse carenze pure in medicina: se ve vanno in tempi brevi altri 3-4 medici. Piange anche la radiologia. Mancano 6 anestesisti. E l’ortopedia rimane, come organici in progressivo impoverimento, una croce per tutta l’Ulss. A Santorso è arrivato fresco primario Silvano Sperotto. Ma lascia Alexandros Zachos, che si è sempre occupato di colonna vertebrale. E altri 2 aiuti - si parla di Giovanni Sambo e Giovanni Pellegrini - sono in predicato di lasciare un reparto che diventa centro-trauma di zona e farà prevalentemente traumatologia. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Franco Pepe
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