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22.02.2019

C’è attesa per le schede regionali «Ci aspettiamo risposte adeguate»

«All’interno - sussurra un primario di uno dei reparti più importanti - si respira l’aria da “si salvi chi può”: Ci sentiamo abbandonati». Fuori, nel comitato dei sindaci del distretto 2 dell’Ulss Pedemontana, 17 quelli presenti a cui si aggiunge il consigliere regionale leghista Maurizio Colman, se non si minimizzano i problemi, che sia pure con qualche ritrosia non possono non affiorare, si tende a sfumare i toni. Insomma, nella conferenza stampa di ieri mattina nella sala consiliare del municipio di Thiene non è finita a tarallucci e vino, ma i primi cittadini dell’area dell’Alto Vicentino non arretrano. Per loro Santorso è una bandiera da sventolare all’interno dell’attuale modello di Ulss che, come noto, unisce a Bassano assemblando due ospedali “spoke” cloni nell’anomalia rispetto alla riforma-Zaia dell’assenza di un ospedale “hub”, centro di gravità permanente. LINEA COMUNE. Dai sindaci sale un «no» unitario, almeno ufficialmente, «all’Ulss provinciale comandata da Vicenza, che - affermano - penalizzerebbe la periferia, eliminando, come effetto immediato, i primari». No, neppure, a un’Ulss, la 7, concepita «a due padiglioni», in cui a pesare di più sia Bassano. Sì a un’azienda, l’attuale, «è la soluzione migliore», che - fanno notare - ha fatto ottenere un numero di reparti superiore a quello delle Ulss provinciali, e che - dicono ancora - ha consentito ai sindaci una parte da protagonisti principali nella trama del Piano regionale socio-sanitario. Sì a due ospedali, Santorso e Bassano, «con pari dignità e autonomia». Sì a schede regionali, quelle che disegneranno la geografia organizzativa degli ospedali veneti dei prossini 5 anni, che riconoscano a Santorso strutture e organici adeguati. E «le rassicurazioni ricevute dall’assessore Lanzarin - argomentano a sostegno - ci danno fiducia». LE CRITICITÀ. Poi, a fronte delle domande specifiche, qualche ammissione: «A Santorso manca la testa. Non c’è il direttore medico, che se ne è andato a Padova». Per il resto, un fortino da difendere ad oltranza. «Quanto viene detto sull’ospedale di Santorso - è l’incipit di Robertino Cappozzo sindaco di Lugo e presidente del comitato - non corrisponde a realtà. Questa Ulss è stata una scelta del territorio. Alcune dichiarazioni ci lasciano stupiti. Sembra che sia solo Santorso a non funzionare, dove mancano medici, tutti scappano, le liste di attesa non vengono rispettate. Sono accuse infondate. Stessi o forse più gravi problemi si incontrano nelle altre Ulss, in tutti gli altri ospedali. Non abbiamo battuto i pugni perché preferiamo il dialogo, ma siamo stati sempre presenti». LE SCHEDE VENETE. Posizioni arroccate anche sulle querelle più spinose. In primis, «i 50 medici su 400 totali» che mancano e non si trovano. «Il personale, fra tempi lunghi dei concorsi, pensionamenti, quota 100, è sempre meno dappertutto». Lo stesso sui conti sempre più in rosso profondo. «Basterebbe scomputare i costi del project e della mobilità passiva. Per la Regione è solo una partita di giro». Qualche cosa che non va, comunque, rimbalza, anche se, precisa con foga Cappozzo, «la situazione non è drammatica: certo, il pronto soccorso va ampliato, i tempi di attesa vanno ridotti e le prenotazioni devono trovare risposte. Qualche preoccupazione c’è e chiediamo alla Regione di tenerne conto, ma questo ospedale ha risorse, strutture, tecnologie che altri se le sognano. La questione è solo di valorizzarle». Gianni Casarotto insiste sull’organizzazione dell’Ulss: «Dobbiamo avere due ospedali che si specchiano. Non, però, essere vassalli di Bassano». Anche per lui i buchi neri sono due: «Governance e assenza di medici». Con servizi (fondamentali) da attuare, come «l’emodinamica h24». Essenziali, quindi, per la rinascita, schede regionali in linea con le necessità: “Portiamole a casa e ripartiamo». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Franco Pepe
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