Saluti romani e Bella Ciao L’Eccidio congela la città

Nostalgia di fascismo con saluti romani e stendardi della Rsi.  CISCATO
Nostalgia di fascismo con saluti romani e stendardi della Rsi. CISCATO
Nostalgia di fascismo con saluti romani e stendardi della Rsi.  CISCATO
Nostalgia di fascismo con saluti romani e stendardi della Rsi. CISCATO

La piazza di Schio ancora una volta divisa. Ieri mattina centro storico blindato da una massiccia presenza di forze dell’ordine per le cerimonie commemorative collegate all'Eccidio di Schio, avvenuto nella notte tra il 6 e 7 luglio del 1945. Da un lato l’iniziativa organizzata davanti alle ex carceri di via Baratto da Continuità Ideale, a cui ha aderito anche Veneto Fronte Skinhead, per un totale di circa 150 partecipanti tra militanti e simpatizzanti. E subito dopo quella promossa dal comitato Schio Antifascista, con ampia partecipazione da parte di Anpi, Avl, Cgil e Rifondazione, celebrata da altrettante persone nel cortile della biblioteca davanti alla lapide dei partigiani fratelli Bogotto. A 74 anni da quei fatti, le cerimonie si sono svolte quest’anno con limitati disagi per i cittadini poiché le strade sono state chiuse al traffico solamente nei momenti di effettivo svolgimento delle iniziative. Molto evidente invece il quasi raddoppio delle presenze di manifestanti della destra estrema delle due associazioni, non solo appartenenti a gruppi locali, ma soprattutto provenienti da diverse province venete e da Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Trentino Alto Adige. Arrivati in centro con un pullman doppio, hanno effettuato un breve corteo fino alle carceri. Quindi hanno commemorato le 54 vittime del fuoco partigiano con la tradizionale deposizione di una corona di fiori, dando poi lettura dei nomi e proponendo un momento di riflessione e commento storico, accompagnati da saluti romani di massa. «Vista l’impossibilità di reperire un lefevriano, quest’anno non ci sarà un momento di preghiera ufficiale, saremo senza preti - ha sottolineato Luigi Tosin, presidente di Continuità Ideale - e ne facciamo volentieri a meno». Il corteo antifascista è partito invece da piazza Rossi, stavolta senza striscioni o cori, e tranquillamente ha raggiunto la lapide dei fratelli Giacomo, Germano e Natalino Bogotto. Nel ricordarli, il portavoce delle sezioni Anpi Val Leogra, Antonio Angelina, ha ribadito «l’impossibilità a riconoscere ancora la valenza del Patto di concordia civica, non vogliamo neanche più sentirne parlare vista la costante e numerosa presenza di fascisti ogni anno a Schio, affiancati anche da amministratori politici locali. Negli ultimi anni abbiamo sempre firmato un accordo per non vedere presenze fasciste, ma ogni volta eccoli qua a fare le loro rappresentazioni, non solo alla domenica ma anche alla messa commemorativa. Quando bisogna agire, ci aspettiamo che i nostri amministratori politici intervengano e prendano posizione. Purtroppo invece - conclude il portavoce - li vediamo dall'altra parte, mentre qui con noi non ce n'è neanche uno». E per concludere la cerimonia, gli antifascisti hanno intonato le note di “Bella Ciao”. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvia Dal Ceredo

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