Malo

Respinto il ricorso dell’imprenditore: «È pericoloso». Sequestro milionario

Il complesso residenziale di via Manzoni a Malo sottoposto a sequestro su ordine dei giudici di Roma
Il complesso residenziale di via Manzoni a Malo sottoposto a sequestro su ordine dei giudici di Roma
Il complesso residenziale di via Manzoni a Malo sottoposto a sequestro su ordine dei giudici di Roma
Il complesso residenziale di via Manzoni a Malo sottoposto a sequestro su ordine dei giudici di Roma

Ferdinando Bocchi per lo Stato rimane un evasore fiscale «pericoloso» al quale va applicato il “codice antimafia” in materia di sequestro dei beni al fine della confisca per la sproporzione del valore degli immobili a lui riconducibili rispetto a quanto ha dichiarato. Di conseguenze a fronte del mancato pagamento dell’imposta sui redditi delle società (Ires) per 7,5 milioni di euro e a una condotta seriale illecita con le sue società «continuando ad operare con le stesse modalità fraudolente», la sua maxi-villa del Montecio a Malo torna sotto sequestro per un importo di 1,4 milioni di euro. Il giudizio di “pericolosità generica” di Bocchi è uno degli elementi centrali per i magistrati proprio per la sua allergia a rispettare le regole fiscali.

Inchiesta. Picchiano duro i giudici della quinta sezione penale della Cassazione, presieduta da Gerardo Sabeone, contro l’imprenditore di Malo cui fanno le pulci a partire dal 1979, per dimostrare che è un cattivo cittadino perché quando si tratta di pagare le tasse si volta dall'altra parte. Così se già una volta aveva patteggiato per la sua attività di evasione fiscale, i magistrati in base alla ricostruzione formulata dalla guardia di finanza di Schio e Vicenza, e del pm Hans Roderich Blattner che l’ha coordinata, dopo avere passato in rassegna anche il periodo 1994-1998 si focalizzano sull’ultimo, dal 2002 al 2014, in base al quale sono scattati di nuovo i sigilli.

Famiglia a giudizio. Per la presunta ripetuta evasione fiscale milionaria con la “Metal.Com srl” l’imprenditore Ferdinando Bocchi, 81 anni, difeso dall’avvocato Giovanni Caruso di Padova, è a processo assieme alla moglie Marilena Bicego, 74 anni, e i figli Nicoletta Maria Bocchi, 57 anni, Pietro, 55 anni, Guido, 50 anni e Nicola di 35, tutti assistiti dall'avvocato Ferdinando Bonon. I congiunti sono però a giudizio per riciclaggio.

Immobiliare. È stato proprio nell’ambito del procedimento penale che vede la famiglia Bocchi in aula, che è stato firmato il decreto di sequestro preventivo per equivalente finalizzato alla confisca dei beni immobili milionari che sono intestati alla “Immobiliare Peonia srl”, il veicolo societario tramite il quale l’imprenditore ha gestito la costruzione della signorile trifamiliare del Montecio.

Svizzera. Bocchi, per gli inquirenti, non ha mai lasciato nulla al caso perché attraverso i suoi consulenti ha costruito un’architettura finanziaria che triangolava con la Svizzera. Perciò tramite le ditte elvetiche “Teber Holding Ag”, che controllava la “Metal.Com srl”, e la “Nemat AD” che è socia al 99% dell'”Immobiliare Peonia”, ha cercato di schermare i suoi ingenti ricavi. 

La tecnica. Ecco che dopo avere dismesso la società Bometal lasciando “insoluto il debito nei confronti dell'Erario per 12,5 milioni di euro” ha costituito la “Metal.Com srl” nel 2002, sempre attiva nella compravendita di rottami, “omettendo di indicare componenti attivi per 24,6 milioni di euro” con un'evasione appunto dell'Ires per 7,5 milioni.

Difesa e redditi. Bocchi con i suoi legali ha sempre contestato su tutta la linea la ricostruzione del Fisco, ma a fronte di questa “evasione seriale”, come l'hanno definita gli inquirenti, egli in sedici anni, dal 1997 al 2013, in sole tre occasioni (1997, 2012 e 2013) ha dichiarato redditi positivi, peraltro da travet. “Somme del tutto modeste”, scrivono i giudici, e pure la moglie Marilena solo dal 1999 al 2002 ha dichiarato redditi positivi, il cui valore massimo è stato di appena 4.900 euro. 

Confisca e battaglia. Insomma, a fronte di redditi societari teorici milionari e un tenore di vita importanti, del resto la sua casa in via Manzoni a Malo è da ricco, Bocchi per la procura della Repubblica non ha pagato il giusto ed è un soggetto “pericoloso” cui lo Stato applica il “codice antimafia” confiscandogli i suoi beni. Ma la battaglia giudiziaria non è affatto conclusa e Bocchi cercherà di far valere le sue ragioni nelle sedi penali e tributarie. Anche se per gli investigatori Bocchi «posto in essere abitualmente un’attività delittuosa, idonea a generare profitti, i quali hanno costituito a loro volta una componente significativa del suo reddito»

 

 

Ivano Tolettini