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17.10.2019

«Uccisa e fatta a pezzi» Trovati motosega e resti L’ipotesi di un complice

Il pubblico ministero Hans Roderich Blattner, a destra, nel corso di un sopralluogo nell’ex porcilaia di Velo
Il pubblico ministero Hans Roderich Blattner, a destra, nel corso di un sopralluogo nell’ex porcilaia di Velo

Ancora un colpo di scena. Con tanto di motosega. Dall’ex allevamento di maiali di Valerio Sperotto, morto nel 2011, dopo l’unghia di un piede appartenuta a una delle due mogli scomparse dell’allevatore, la romena Virginia Mihai, sono emersi nuovi resti umani. Ma la scoperta più sconcertante fatta dagli esperti del Laboratorio di antropologia e odontologia forense (il Labanof di Milano) che dal primo ottobre sono tornati a setacciare l’ex porcilaia di via Villa di Sotto a Velo d’Astico, è che nascosta in fondo a una delle vasche dove venivano scaricati i liquami dei maiali c’era una motosega. L’ipotesi, inquietante, ma che specie dopo questi ultimi ritrovamenti si sta facendo sempre più concreta, è che Virginia Mihai, misteriosamente sparita da Velo nel 1999, sia stata uccisa, fatta a pezzi e data in pasto ai suini. Un destino che a questo punto potrebbe avere accomunato anche la prima moglie dell’ex imprenditore agricolo, Elena Zecchinato, detta Yvette, di cui si sono perse le tracce nel gennaio del 1988. E anche in questo caso si era trattato di una sparizione improvvisa e avvenuta senza alcun apparente motivo. A Velo si continua a scavare nel passato, ma con la ferma intenzione di dare la risposta definitiva a un cold case clamorosamente scongelato dagli archivi di forze dell’ordine e procura nel giugno scorso con il rinvenimento dell’unghia umana nel terreno degli Sperotto rivelatasi poi di Virginia Mihai. E a testimoniare l’attualità che sta prendendo l’inchiesta c’è il fascicolo per omicidio aperto dal pubblico ministero Hans Roderich Blattner che sta coordinando le indagini affidate agli archeologi del Labanof diretti dal professor Dominic Salsarola e ai carabinieri del nucleo investigativo di Vicenza. La procura sta infatti cercando di arrivare a capire il grado di coinvolgimento di altri soggetti nella vicenda. Con il forte, e terribile, sospetto che se davvero almeno una delle due mogli di Sperotto è stata uccisa e poi fatta a pezzi, qualcuno, a questo punto oltre all’ex allevatore, possa avere avuto un ruolo attivo nel delitto o quantomeno nel cercare di occultarne le tracce. I nuovi frammenti umani sono stati rinvenuti dagli archeologi la settimana scorsa nell’area delle vasche dell’ex porcilaia. Mentre all’interno di uno dei manufatti, nascosta nel canale di scolo in cemento, era stata sistemata la motosega. Tutto quanto riemerso è stato spedito al laboratorio del Ris di Parma per essere analizzato dai militari del colonnello Giampietro Lago. Gli stessi che dopo una lunga serie di analisi e di verifiche avevano accertato di chi fosse l’unghia inserita nell’alluce recuperata nel corso degli scavi nella primavera scorsa. Dal reperto umano infatti i biologi dell’Arma erano riusciti a estrarre il Dna completo - sia nucleare sia mitocondriale - andando persino oltre e dimostrando come il codice genetico custodito nelle molecole appartenesse proprio a Virginia Mihai. Il Dna rinvenuto nell’unghia era stato confrontato con quello che i carabinieri all’epoca delle indagini seguite alla sparizione della donna avevano isolato dal suo spazzolino da denti, ma anche da altri effetti personali sequestrati. A fine luglio il Ris era tornato anche nell’abitazione di Velo, a due passi dal Comune, dove Valerio Sperotto aveva abitato sino alla sua morte. I biologi dell’Arma in quell’occasione avevano prelevato una serie di tamponi cercando tracce di sangue nel caso le due ex mogli scomparse fossero state uccise in casa. Nonostante siano passati in un caso (quello di Yvette Zecchinato) 31 anni e nel secondo venti, grazie alle nuove tecniche investigative sarebbe comunque possibile isolare anche ora tracce biologiche. Sperotto era stato indagato per omicidio volontario. L’inchiesta era stata poi archiviata. Ora però tutto è tornato a essere drammaticamente attuale. E ciò che emerge dal passato non sono fantasmi, ma prove concrete di una verità ancora da scrivere. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Matteo Bernardini
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