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01.09.2019

Il ritorno delle suore benedetto dal cardinale

Mons. Pietro Parolin fra le  suore polacche in villa Montanina.  G.M.F.Una veduta della villa che fu abitata da Antonio Fogazzaro.  G.M.F.
Mons. Pietro Parolin fra le suore polacche in villa Montanina. G.M.F.Una veduta della villa che fu abitata da Antonio Fogazzaro. G.M.F.

Villa Montanina, tempio del silenzio, della fede e dell’accoglienza, è tornata a rivivere i tempi, ormai gloriosi, di mons. Francesco Galloni, profeta dell’ecumenismo con la sua “Opera pro Oriente”, che era solito accogliere nella sua dimora, risorta dalle macerie della Montanina del Fogazzaro, non solo folte comitive bulgare in “missioni” culturali, innumerevoli classi di studenti di scuola media e superiore, ma anche capi di Stato, come il presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, importanti cardinali, come Eugène Tisserant e addirittura futuri papi, come l’allora patriarca di Venezia, Giuseppe Roncalli. Nei giorni scorsi, a far tappa nella villa, ora retta dalle suore passioniste, è stato il segretario di Stato vaticano, Mons. Pietro Parolin. Una visita, compiuta dal cardinale in occasione di un breve ritorno a Schiavon, in cui ancora vive l’anziana mamma. Visita che nel tempo era stata preceduta da altre venute alla Montanina, dove continua ad agire come cappellano don Roberto Rasia Dani. «Siamo stati compagni di scuola – ricorda lo stesso don Roberto.- Eravamo nella stessa classe di studi teologici a Vicenza, e siamo stati ordinati sacerdoti nel 1980 dal vescovo Arnaldo Onisto. Poi, non ci siamo mai persi di vista, nemmeno quando lui, dopo essere stato inviato a Roma per studiare nella Pontificia Accademia Ecclesiastica, e aver conseguito la laurea in diritto canonico alla Pontificia Università Gregoriana, intraprese la carriera diplomatica, con le lunghe nunziature in Nigeria, Messico e Venezuela. Poi, dopo l’ordinazione episcopale, nel 2013 papa Francesco lo nominò segretario di Stato. Nonostante ciò, siamo rimasti amici di studi, di fede e di vita». Una profonda amicizia che due anni fa spinse Parolin ad accorrere alla Montanina, per somministrare l’estrema unzione a don Roberto, allora in gravi condizioni. Ma qui è di casa per altri motivi. «Alla Montanina – ha ricordato - sono affezionato, vi sono stato ospite per più giorni con mia madre, che passava le vacanze qui, in questa casa che accoglie con cura tante persone anziane. Ho conosciuto la storia di questa villa così cara al Fogazzaro e a mons. Galloni». Però, questa volta, mons. Parolin si è trovato di fronte ad una sorpresa inattesa: la presenza di 4 suore polacche (suor Ioanna, Natalia, Monica, Barbara) che hanno rinvigorito con forze nuove l’ordine delle passioniste. Si è rivolto loro in polacco, ha salutato la superiora suor Elza, in partenza per il Brasile, ha fatto gli auguri a suor Ioanna, nuova superiora, e si è congratulato per il 60° di ordinazione di suor Edite, da 20 anni superiora economa. Infine, l’abbraccio fraterno a don Roberto. Ora, mentre le suore polacche sono a Roma per un corso intensivo d’italiano, sembra spirare il vento della rinascita. «Mons. Parolin ci ha dato una grande forza. Mentre tante case chiudono per mancanza di vocazioni – commenta don Rasia – qui ci sono tutte le premesse per il rilancio spirituale e culturale della Montanina». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giovanni Matteo Filosofo
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