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18.01.2020

Il ritorno dall’Australia è tutto “on the road”

Davide De Pretto e Silvia Giarola in Thailandia
Davide De Pretto e Silvia Giarola in Thailandia

Quando ci si innamora di un’auto si è disposti ad affrontare mille insidie pur di non abbandonarla. La storia di Davide De Pretto, 32 anni e Silvia Giarola, 28 anni è straordinaria perché li ha portati da Canberra, capitale dell’Australia a Posina, mezza capitale del Pasubio, a bordo di una Toyota Land Cruiser «che non volevo lasciare là e nemmeno spedire in qualche maniera - spiega Davide. - Così abbiamo deciso di affrontare un viaggio che contavamo di portare a termine in sei mesi. E invece sono diventati otto perché non avevamo fatto i conti con il caldo e con le bellezze naturali e architettoniche che abbiamo ammirato, tigri e coccodrilli compresi. Tutto a spese nostre e senza rivolgerci ad agenzie». L’IDEA. Nel 2014 Davide decide di partire per l’Oceania. «Volevo fare un’esperienza nuova così ho mollato il lavoro qui e ho raggiunto Canberra, dove ho dei parenti. Silvia è arrivata un anno dopo». Il motivo è semplice: «Dovevo laurearmi in Lingue e letterature moderne a Padova - spiega lei - Una volta ottenuta la laurea, ho preso il volo e l’ho raggiunto». La coppia si riunisce dunque dall’altra parte del pianeta nel 2015. Entrambi trovano lavoro: lui come carpentiere meccanico e lei come impiegata in un’azienda di impianti idraulici. Poi, nel 2019, la decisione: «Ci siamo stufati. L’Australia è bella ma avevamo un po’ di nostalgia di casa e delle nostre montagne. Perciò abbiamo deciso di tornare». Ma Davide, nel frattempo, ha acquistato un fuoristrada e non vuole rivenderlo e lasciarlo là: «Potevo spedirlo, ma poi ci siamo detti: perché non rientrare via terra?». L’IMPRESA. Comincia così un’avventura durata otto mesi e conclusasi solo prima delle festività. Un viaggio lungo 30 mila chilometri, con tre tagliandi fatti lungo il percorso che ha toccato località in conflitto come il Kashmir o l’Iran, ed altre teoricamente a rischio, partendo da un’Australia non ancora devastata dagli incendi: «Però là con i roghi ci convivono e ci sono allerta ovunque. Però gli incendi che abbiamo visto noi non sono niente rispetto a quanto sta accadendo ora». LE TAPPE. Ovviamente c’era da superare l’Oceano e così la jeep è stata spedita a Kuala Lumpur, dove i due l’hanno raggiunta via mare e recuperata. E da lì è partito il lungo ritorno passando per Malesia, Thailandia, Birmania, Nord est India, Nepal, Nord ovest India, Pakistan, Iran, Turchia e Grecia dove la coppia si è regalata una traghettata fino ad Ancona. «Mai dovuto ricorrere a carro attrezzi, nessuna rottura. Poi, se c’era da cambiare una candela, mi arrangiavo visto che mio papà fa il meccanico e di motori ne capisco qualcosa», spiega Davide. Per otto mesi i due hanno viaggiato, fatto soste come due normali turisti, mangiato quello che offriva il posto («e infatti siamo calati otto chili»), dormito su una tenda piazzata sulla cappotta della Toyota, anche a oltre 4 mila metri di altitudine sul Karakorum o ai confini con l’Afghanistan. GLI ANEDDOTI. Attraversando Paesi a rischio, tutto è filato liscio. «In Pakistan sono assai accoglienti e alcuni ci hanno persino mandato gli auguri natalizi, anche se sono mussulmani. Certo, per 1200 chilometri abbiamo girato sotto scorta armata, ma c’era molta più tensione in Iran, dove il popolo è meno libero e la cultura è assai distante dalla nostra». Per strada hanno incrociato un giovane francese che stava facendo un’impresa simile in Ape, hanno ammirato elefanti, cammelli, scimmie, tigri e coccodrilli. «In India un’auto ci ha affiancato e l’occupante, visto il tricolore sulla Toyota, ha cominciato a parlarci in dialetto bergamasco. Aveva lavorato in Italia per vent’anni...». I due sono fidanzati «ma in Pakistan e Iran eravamo sposati, altrimenti avremmo avuto qualche problema...». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mauro Sartori
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