Schio

«Non siamo gay
ma sposarsi
è conveniente»

Gianni Bertoncini con Piero Principe durante un momento di relax in vacanza
Gianni Bertoncini con Piero Principe durante un momento di relax in vacanza
Gianni Bertoncini con Piero Principe durante un momento di relax in vacanza
Gianni Bertoncini con Piero Principe durante un momento di relax in vacanza

«Capisco che la nostra sia una scelta fuori dal coro, ma a noi non interessa quello che pensano gli altri». Gianni Bertoncini, 56 anni, noto batterista jazz, membro del complesso della cantante gospel Cheryl Porter, collaboratore di prestigiosi musicisti e insegnante all’Accademia musicale di Schio, e Piero Principe, 70, di origini romane, saranno i primi a contrarre un’unione civile a Schio nel fine settimana. E già questa sarebbe una decisione in controtendenza, visto che a sei mesi dall’emanazione della “legge Cirinnà” nessuno l’ha ancora fatto. Ma il loro è un caso ancora più particolare e - poco ma sicuro - destinato a far discutere.

Bertoncini, la vostra sarà la prima unione omosessuale a Schio...

«Guardi, la fermo subito. Noi non siamo una “coppia” nel senso in cui lo intende lei».

Scusi?

«Conviviamo da molti anni. Ci prendiamo cura l’uno dell’altro. Ma siamo... come fratelli».

Fratelli? Ma sbaglio o allora questo non ha niente a che fare col cosiddetto “matrimonio gay”?

«No, infatti. Per noi significa più che altro accedere a dei diritti e risolvere dei problemi pratici».

Mi spieghi.

«Ci sono situazioni in cui non avere un legame riconosciuto crea difficoltà, come le degenze in ospedale. Ma anche tante altre piccole cose. Il canone Rai ad esempio».

E cosa c’entra la Rai?

«Per anni, prima che fosse messo in bolletta, lo addebitavano a entrambi. Abbiamo inviato raccomandate su raccomandate per spiegare la nostra situazione, ma non c’è stato verso. La burocrazia non contempla il nostro caso».

Scusi la franchezza: lei quindi non è gay?

«No, non lo sono. In passato desideravo farmi una famiglia e morose ne ho avute. Poi le cose non sono andate come dovevano, anche per il mio lavoro per cui sono sempre in giro. Insomma, ho deciso di lasciar perdere».

E come è cominciata questa convivenza?

«Non le nascondo che inizialmente è stato anche per motivi economici. Nel tempo poi ci siamo trovati in perfetta sintonia. Ora viviamo in una bella casa dove ciascuno ha i suoi spazi».

Voi potrete beneficiare anche della reversibilità della pensione. Ma avete pensato a cosa accadrebbe a livello previdenziale se tutti lasciassero la pensione a un loro amico?

«E che le devo dire? È la legge che ci offre questa possibilità. Visto il rapporto di stima e aiuto reciproco che lega me e Piero, non vedo perché dovremmo rinunciarvi».

E a livello burocratico è tutto regolare?

«Ci hanno chiesto se viviamo sotto lo stesso tetto, che è il requisito fondamentale, se abbiamo rapporti di parentela, se volevamo la comunione dei beni, cosa a cui abbiamo risposto di no. Non ci sono stati problemi».

Ma scusi, però voi abitate a Santorso. Perché vi sposate a Schio?

«A fine estate ci siamo informati nel nostro Comune, ma c’erano ancora dei problemi organizzativi, così ci siamo rivolti a Schio».

E il fatto che, com’è noto, il sindaco di Schio Valter Orsi sia contrario alle unioni omosessuali?

«Allo sportello abbiamo sbrigato le pratiche in un lampo. E ci risulta che l’assessore Anna Donà sia entusiasta di registrare la nostra unione».

E fuori dal Comune non ci sarà nessuno a lanciarvi il riso?

«Di sicuro i nostri amici si organizzeranno e ci faranno qualche scherzo, ma questo non lo posso sapere, lo deve chiedere a loro».

Elia Cucovaz