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24.06.2019

Tornata anche la lapide dell’alpino morto nel ’17

Il sindaco Lain e il presidente Favero scoprono la lapide.   FOTO CEOLADanieli e Favero.   FOTO CEOLA
Il sindaco Lain e il presidente Favero scoprono la lapide. FOTO CEOLADanieli e Favero. FOTO CEOLA

Missione compiuta. La lapide che per cento anni ha segnato la sepoltura in Bosnia dell’alpino maladense Cirillo Fancon, morto in prigionia nel 1917, dopo essere stata recuperata dalle penne nere del capogruppo Gianni Stevan è stata restaurata e posata sul colle di Santa Libera. È stata una cerimonia sobria nelle migliore tradizione alpina, quella che ha concluso il lungo impegno del gruppo Ana di Malo, che tanto si è prodigato prima per il rientro in Patria dei resti di Fancon e successivamente si è recato nel cuore dei Balcani a recuperare anche la lapide. Un impegno articolato cui molti hanno contribuito, primo tra tutti l’ambasciatore italiano a Sarajevo, Nicola Minasi, che in occasione della cerimonia, ha anche voluto far giungere un suo messaggio di saluto. Mercoledì a Malo è arrivato anche il presidente nazionale dell’Associazione nazionale alpini Sebastiano Favero, con i consiglieri nazionali Silvani Spiller e Michele Dal Paos, che ha voluto partecipare al ricordo di Fancon e alla posa della lapide; presenti anche il presidente sezionale di Vicenza Luciano Cherobin, con tutti e tre i vicepresidenti Paolo Marchetti, Dino Cecconello e Maurizio Barollo. Dopo la cerimonia svoltasi alla presenza del sindaco Paola Lain e dell’assessore Roberto Danieli, la serata è proseguita in clima di festa alla Casa degli alpini, dove c’è stata anche l’occasione di premiare per la sua dedizione l’alpino Renato Danieli, alfiere sezionale e colonna del gruppo Ana maladense, che tra gli applausi delle penne nere ha ricevuto il crest dalle mani del presidente Favero. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paolo Rolli
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