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21.05.2019

Sconto del 50% al finanziere: non è reato

La tenenza Gdf di Schio di cui per molti anni  il luogotenente Ranaudo era stato il vicecomandante
La tenenza Gdf di Schio di cui per molti anni il luogotenente Ranaudo era stato il vicecomandante

Lo sconto del 50% sulla carne, ma senza minacce, ottenuto dal pubblico ufficiale non è un reato. Il luogotenente Federico Ranaudo, all’epoca vicecomandante della tenenza della guardia di finanza di Schio, si recava nella macelleria Deganello di via Battaglione Vale Leogra il sabato intorno alle 13. Succedeva in media due volte al mese. Acquistava carne per 50 euro e pagava la metà. Un reato? No, perché le contraddizioni tra le dichiarazioni rese dalla famiglia Deganello in aula e quelle nel corso delle indagini preliminari che spinsero la procura a chiedere il processo del militare per concussione (l’estorsione del pubblico ufficiale) e collusione, inducono il tribunale ad assolvere il finanziere di 59 anni, residente a Monticello Conte Otto, perché «il fatto non sussiste». IPOTESI. «Si tratta di contraddizioni evidenti, innegabili, e non si può sorvolare sulle stesse - scrive il giudice di Vicenza - Anzi, in alcuni passaggi si è al limite della ipotesi alternativa della calunnia o della falsa testimonianza». In dieci pagine dettagliate il collegio presieduto da Lorenzo Miazzi riepiloga i passaggi eclatanti del processo durato oltre tre anni, al termine del quale il pm La Placa ha chiesto 7 anni di reclusione per l’imputato difeso dall’avv. Renato Ellero. PREZZO DI COSTO. Durante le indagini il macellaio Renato Deganello spiegò che il luogotenente si recava nel suo negozio ogni settimana, ordinava merce per circa 100 euro e gli dava soldi per metà del valore. «Lui ammiccava e mi dava i soldi e diceva: “Va bene”, lo faceva perché era finanziere». All’inizio del rapporto «Deganello gli applicava lo sconto normale del 20% che faceva a tutti i finanzieri - sottolinea il tribunale riferendo le parole del commerciante rese durante l’inchiesta-, ma Ranaudo prese a fare l’arrogante. Poiché il macellaio aveva paura della Finanza, accettò lo sconto autoimposto da Ranaudo, così come accettò di cedergli a prezzo di costo speck, prosciutto crudo eccetera, cosa che non faceva con nessun altro cliente». TRATTARLO MALE. In aula, invece, il 20 aprile 2018 Deganello ha spiegato che «Ranaudo veniva in macelleria ogni 15 giorni di media - specifica il tribunale-, che lui gli dava i preparati “pronto cuoci” di cui aveva piacere di liberarsi per timore che non potessero essere più venduti nel pomeriggio. Quanto alla paura che provava ha chiarito che si trattava della “paura di trattarlo male”». Testuali parole. Deganello ha aggiunto che «non mi sentivo né minacciato né costretto». LO SCONTO. Manuela Frigo, moglie di Deganello, ha riferito al tribunale che «mio marito mi disse che faceva a Ranaudo un prezzo inferiore della metà perché questi comprava il “pronto cuoci”, prodotto deperibile». Al pm che le contesta di non averlo detto nelle indagine risponde: «Nessuno me lo aveva mai chiesto». Frigo ai giudici ha detto «che lo sconto era un’abitudine per tutti i militari, ma a Ranaudo veniva fatto più sconto perché suo marito aveva timore di qualche cosa, niente di particolare o di preciso, però. Lo sconto era “pattuito”». La teste «un paio di volte ha visto Ranaudo mettere giù i soldl che voleva lui e non quelli che gli erano richiesti». Precisando che non c’era alcuna imposizione. Quanto al figlio di Deganello, Denis, ha precisato che Ranaudo veniva in macelleria una volta la settimana verso le 13, comprava soprattutto prodotti preparati da loro, il cosiddetto “pronto cuoci”, per 100-110 euro, ma pagava la metà. Gli altri prodotti «li comprava a prezzo di acquisto». Ha osservato che mai Ranaudo disse che se non gli veniva applicato lo sconto del 50% ci sarebbero state conseguenze negative né ha promesso favori per lo sconto. Se provavo timore? «Era il vicecomandante della finanza». TESTIMONI. Il tribunale passa in rassegna anche le testimonianze del maresciallo Vincenzo Introna («apparsa potenzialmente reticente e richiamato»), cui era applicato lo sconto del 20%; del dentista Gianni Ghinzelli, che aveva ricevuto le confidenze di Renato Deganello e del luogotenente in pensione Giuseppe Santangelo, in servizio a Schio tra il 2010 e 2012, amico di Deganello. «Gli acquisti avvenivano sempre di sabato, due volte al mese - scrive il tribunale -, Santangelo non ha saputo mai di minacce e il macellaio ai finanzieri faceva il 30% di sconto, il teste lo considerava normale». Santangelo ha raccontato che «Ranaudo non minacciava Deganello, altrimenti non sarebbe andato a prendere il caffè assieme». Insomma, per il tribunale «le dichiarazioni utilizzabili rese dai testimoni in aula non supportano un giudizio di provata colpevolezza di Ranaudo». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Ivano Tolettini
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