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19.01.2020

Pedemontana, in 14 rischiano il processo

Il cantiere della Pedemontana a Vallugana.  FOTO DONOVAN CISCATO
Il cantiere della Pedemontana a Vallugana. FOTO DONOVAN CISCATO

Si sono concluse le indagini preliminari per l’omicidio colposo dell’escavatorista Sebastiano La Ganga, morto sul lavoro il 19 aprile 2016, a 54 anni, nel cantiere di San Tomio di Malo della superstrada Pedemontana veneta. Gli “avvisi” sono stati notificati ai dodici indagati e ai due enti. Si tratta di Luigi Cordaro (direttore di cantiere), Claudio Dogliani (amministratore delegato di Inc), Matterino Dogliani (presidente cda di Sis), Hevia Jaine Dominguez Valdes (ad di Sis), Ferruccio Barbiero (capo dei lavori di quel tratto di Sis), Roberto Bonomi (responsabile lavori di Spv), Massimiliano Buzzi (coordinatore sicurezza), Adriano Turso (direttore lavori Spv), Carlo Alessio (responsabile geologia Sis), Cristiana Beneggi (direttore operativo), Cataldo Li Puma (dipendente Sipal), Fabio Saretta (dipendente Sis), il consorzio Sis e la Inc spa di Torino, quasi tutti assistiti dall’avvocato Pierluigi Ciaramella. I 12 indagati e le ditte potranno presentare memorie difensive. Nel frattempo, la moglie e i figli di La Ganga, assistiti dall’avvocato Nicola Mele, sono stati risarciti con più di un milione di euro e sono così usciti dal processo. In base alle ricostruzioni, il giorno della tragedia La Ganga, che era originario del Messinese ma viveva a Cornedo con la famiglia, era entrato con un escavatore nel tunnel che sbocca proprio a San Tomio e che, a lavori conclusi, collegherà la località maladense con Castelgomberto. Improvvisamente, per cause in fase di accertamento, dalla volta della galleria si era staccato un enorme masso; parte delle rocce erano cadute sulla macchina operatrice, senza lasciare scampo all’operaio. Subito dopo il crollo, era scattato l’allarme e al cantiere si erano precipitati un’ambulanza del Suem e i vigili del fuoco. Purtroppo, a nulla erano valsi i tentativi per salvare la vita al lavoratore. La procura di Vicenza aveva aperto un’inchiesta, ponendo sotto sequestro il cantiere. Nel novembre scorso, il giudice ha autorizzato il concessionario a riprendere i lavori nell’area, secondo la richiesta presentata da Spv spa, ai fini della messa in sicurezza. Nel relativo provvedimento sono riportate anche le affermazioni del perito del giudice, il professor Genevois, le quali, secondo la Regione Veneto, validano il sistema tecnico di ancoraggio proposto. In sostanza, è stato sancito che il sistema di ancoraggio che il costruttore ha proposto per mettere in sicurezza la galleria è adeguato. Tra il novembre 2018 e l’aprile 2019 il concessionario ha sviluppato 7 campi di prova per testare la migliore soluzione di chiodi in acciaio e betoncini. Alcune soluzioni non si sono rivelate soddisfacenti, mentre altre due sono state ritenute adeguate. Una è stata scelta. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Matteo Carollo
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