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09.04.2019

Il Comune si fa carico dell’eternit da togliere

Il tetto in eternit da eliminare a Leguzzano.  B.C.
Il tetto in eternit da eliminare a Leguzzano. B.C.

Gli accertamenti effettuati dagli agenti del Consorzio di polizia locale Alto vicentino in via Tasòn hanno rilevato la presenza di un capannone con la copertura in eternit in particolari condizioni di degrado che per anni è stato adibito ad allevamento di vitelli. Il proprietario non è però economicamente in grado di effettuare l’intervento richiesto di bonifica e così il liquidatore della società di allevamento “Savegnago & C. snc” ha ceduto in via bonaria il fabbricato dismesso e l’intera proprietà al Comune che provvederà alla sistemazione ambientale dell’area situata nei pressi del cimitero di Leguzzano per una spesa complessiva di circa 150 mila euro. «Nonostante il Comune abbia emesso i provvedimenti previsti in caso di presenza di materiali contenenti amianto – spiega Massimo Neffari, responsabile del servizio tecnico – il proprietario non ha effettuato alcun piano di controllo del materiale e non ha provveduto a smaltire l’eternit. Siamo pertanto costretti a procedere d’ufficio alle necessarie bonifiche e alla sistemazione complessiva dell’ambiente, come previsto dal piano di riordino forestale.» Vista la presenza di materiale contenente cemento e amianto, il Comune ha già approvato una variazione di bilancio di 60 mila euro per poter avviare urgentemente la prima fase dei lavori di bonifica. Per la realizzazione del secondo stralcio, con il ripristino del terreno agricolo, serviranno altri 95 mila euro. Trattandosi di un’area soggetta a vincolo paesaggistico ed idrogeologico è stato richiesto un contributo alla Regione; la redazione del progetto e la direzione dei lavori sono stati affidati allo studio tecnico Giorgio Cocco, di Schio. «Dopo la richiesta presentata nel 2016 da un comitato di cittadini residenti a Leguzzano – conclude il sindaco Umberto Poscoliero - ci siamo impegnati ad attuare un progetto di riqualificazione ambientale dell’area e del soprastante edificio ad uso agricolo, identificato dal piano regolatore comunale tra le “opere incongrue”, di cui è ammesso il recupero volumetrico parziale a fini residenziali, mediante il cosiddetto credito edilizio». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Bruno Cogo
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