Arsiero

«La casa
di Mattielli
museo della legalità»

L’abitazione di Ermes Mattielli torna al centro della discussione dopo l’arresto del ladro. ARCHIVIO
L’abitazione di Ermes Mattielli torna al centro della discussione dopo l’arresto del ladro. ARCHIVIO
L’abitazione di Ermes Mattielli torna al centro della discussione dopo l’arresto del ladro. ARCHIVIO
L’abitazione di Ermes Mattielli torna al centro della discussione dopo l’arresto del ladro. ARCHIVIO

«La casa di Mattielli dovrebbe diventare un museo della legalità». La proposta arriva dall’orafo di Nanto Robertino Zancan, già vittima di numerose rapine tra cui quella sventata dal benzinaio Graziano Stacchio e da allora attivista per la legalità e il diritto di autodifesa. «Se quell’edificio finisse nelle mani dei ladri, sarebbe l’estrema beffa alla memoria di Ermes e nei confronti di tutti coloro che credono nella giustizia». La casa di Scalini, infatti, dopo la morte dell’ex rottamaio, potrebbe essere pignorata dai nomadi feriti da Mattielli nel 2010 mentre rubavano nel suo deposito per coprire i 135 mila euro di risarcimento assegnati dal tribunale.

AVEVA RAGIONE LUI. Se così dovesse essere, Zancan si dice pronto «a costituirsi parte civile insieme a Stacchio e al sindaco Joe Formaggio». Proteggere l’edificio, a fronte dell’eventuale causa che i nomadi potrebbero intentare. E alla fine trasformarlo in un museo a ricordo della vicenda, che ha scosso l’opinione pubblica a livello nazionale. «L’arresto di quell’individuo che provò a rubare allora e ruba ancora oggi prova che Ermes ha fatto bene a fare quello che ha fatto. Per certi criminali non c’è redenzione possibile, tanto più se le leggi e chi le interpreta permettono di delinquere».

PROPRIETÀ PRIVATA. «Fuori, questa è proprietà privata». Con queste parole ieri un cronista di questo Giornale è stato scacciato dalla piazzola in zona industriale a Santorso dove la famiglia Caris risiede in un paio di casette prefabbricate. Una richiesta legittima, certo, ma che date le circostanze suona abbastanza paradossale.

PUNIRE I LADRI. «Il caso di Cris Caris, è emblematico - dichiara la senatrice vicentina Erika Stefani - Un Paese che non tutela le persone che si difendono e dove i criminali continuano a scorrazzare indisturbati è un Paese sbagliato». Chiede quindi di introdurre norme adeguate a far cessare le condotte criminose. «Basta tutele per i delinquenti. Su questo dobbiamo confrontarci, non su matrimoni misti. Dove ci vuol fare andare questo governo?». «Il Pd scambia la nostra richiesta di legalità per razzismo - rincara il segretario provinciale della Lega Antonio Mondardo - Ma se i nomadi rispettassero le regole sarebbero accettati ed integrati. La responsabilità politica di chi governa è enorme. Sotto l’ombra del razzismo stanno rottamando l’Italia e quel poco che resta di senso civico».

LA RIFORMA. «L’arresto per furto di Cris Caris ripropone l'esigenza di potenziare i controlli da parte di polizia e carabinieri e di riformare la legge sulla legittima difesa» sostiene il segretario nazionale dell’Italia dei Valori, Ignazio Messina. «Il beffardo cortocircuito normativo per cui l’aggressore si trasformai in vittima sarebbe evitabile se il parlamento approvasse la nostra proposta di legge popolare, appena depositata in Cassazione, che accresce la possibilità di difesa legittima senza incorrere nell’eccesso colposo. Diciamo no al “Far West metropolitano” ma riteniamo necessario approvare una nuova legge per i cittadini onesti.

FUORI DAL CORO. «La strumentalizzazione politica sul caso Mattielli è vergognosa». È la voce fuori dal coro di Carlo Cunegato, capogruppo di Tessiamo Schio. «Dal processo è emerso che Mattielli non fu aggredito in casa, ma trovò i ladri nel magazzino. Sparò 15 volte: mentre scappavano e a bruciapelo quand’erano a terra, anche al torace e al volto. La sua non fu legittima difesa, ma io non critico lui. Critico chi cavalca il suo dramma, seminando paura e auspicando una pericolosa proliferazione delle armi e la giustizia fai da te. Per il nomade Caris è giusto pretendere una giustizia rapida, certa e adeguata al reato aggravato dalla recidività».

Elia Cucovaz