Schio

L’assassino conosceva Nadia. È un “figlio” del Mato Grosso

Nadia De Munari e a sinistra Moisés López Olortegui, 24 anni, che ha ammesso l’omicidio
Nadia De Munari e a sinistra Moisés López Olortegui, 24 anni, che ha ammesso l’omicidio
Nadia De Munari e a sinistra Moisés López Olortegui, 24 anni, che ha ammesso l’omicidio
Nadia De Munari e a sinistra Moisés López Olortegui, 24 anni, che ha ammesso l’omicidio

Il giovane Moisés López Olortegui, 24 anni, conosceva la missionaria laica Nadia De Munari: quando lei ha reagito, urlando, al suo tentativo di rubarle il cellulare, lui l’ha colpita brutalmente, lasciandola a terra agonizzante. Nadia sarebbe poi morta tre giorni dopo in ospedale.
Dalle pieghe dell’inchiesta sulla morte della missionaria scledense in Perù, dove era attiva da anni nell’ambito dell’Operazione Mato Grosso, emergono nuovi particolari legati al delitto che ha scosso fortemente due comunità, quella di Schio, città nella quale Nadia era cresciuta, e quella peruviana di Nuevo Chimbote, dove aveva messo in piedi e gestito la casa famiglia “Mamma Mia” per dare un futuro e una speranza a tanti bambini poveri.

E, per un tragico destino, è proprio un “figlio” di quella missione ad averla uccisa, almeno secondo quanto emerge dall’inchiesta delle autorità peruviane. Olortegui e anche la sua fidanzata Liz Analy Panduro Tanchiva, che al momento non risulta in arresto, conoscevano bene Nadia e la casa famiglia, dal momento che facevano parte dell’operazione Mato Grosso. Nel 2014 Moisés López Olortegui ha studiato presso il Cetpro Agropecuario Mato Grosso - Tangay, diventando assistente tecnico nella gestione del bestiame riuscendo a lavorare per il Mato Grosso fino al 2017.

Olortegui durante la ricostruzione del delitto ha specificato di aver agito in solitaria, prendendosi di fatto l’intera colpa della morte della missionaria laica scledense. 

Rubina Tognazzi

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