Il ministro ritira l’onorificenza a “Teppa”

La consegna in prefettura della medaglia a Valentino Bortoloso, il partigiano “Teppa”
La consegna in prefettura della medaglia a Valentino Bortoloso, il partigiano “Teppa”
La consegna in prefettura della medaglia a Valentino Bortoloso, il partigiano “Teppa”
La consegna in prefettura della medaglia a Valentino Bortoloso, il partigiano “Teppa”

Una medaglia che scotta quella della Resistenza consegnata a Valentino Bortoloso il 16 giugno scorso in prefettura e ora ritirata per decisione del Ministero della Difesa, che ha accolto la richiesta inoltrata dalla giunta comunale scledense. Il nome di “Teppa”, il comandante partigiano che era stato segnalato assieme ad altre decine di persone dall’Anpi territoriale secondo i requisiti richiesti dal ministero, , sparisce dunque dall’elenco degli 84 premiati dal prefetto Eugenio Soldà.

La comunicazione è giunta l’altro pomeriggio a palazzo Garbin ed è stata accolta con soddisfazione dal sindaco Valter Orsi e dall’associazione familiari vittime dell’Eccidio.

LA CERIMONIA. Accompagnato dall’assessore Anna Donà Bortoloso, assieme ad altri tre scledensi, ricevette a Vicenza dal prefetto la “Medaglia della Liberazione” destinata a partigiani e internati segnalati dalle rispettive associazioni. Un primo contingente fu premiato lo scorso anno, in occasione del settantesimo anniversario del 25 aprile. Il ministero decide di consegnare altre onorificenze, prendendo i nomi dagli elenchi già disponibili. In quello dell’Anpi valleogrino c’è quello di “Teppa”, che risponde sì ai requisiti richiesti ma è anche uno dei componenti del commando che compì la strage della notte del 7 luglio 1945 nelle carceri, per cui era stato condannato a morte. Il suo nominativo non passa inosservato ai cronisti del nostro Giornale che segnalano la paradossale situazione creatasi in prefettura ed esplode la polemica.

I CHIARIMENTI. Dal ministero romano arriva l’indicazione, in verità a posteriori, che pure gli enti locali possono dire la loro sui nomi da premiare. Il sindaco Orsi coglie la palla al balzo e forte del sostegno politico dell’assessore regionale Elena Donazzan e dell’ex deputato Giorgio Conte, a cui erano seguite interrogazioni parlamentari, dopo un incontro con i familiari delle vittime, a cui ribadisce di essere stato all’oscuro di tutto, presenti anche i rappresentanti dell’Anpi, propone una delibera di giunta per la revoca del riconoscimento, da inviare a Roma in tempi rapidi.

LA RISPOSTA. A cinquanta giorni dalla cerimonia, il ministro Roberta Pinotti dà ragione a Orsi e, dopo aver preso visione dei vari documenti pervenuteli, decide di togliere la medaglia al 93enne ex partigiano. Risulta chiaro che qualcuno si è mosso con leggerezza, a partire dal ministero stesso che poteva effettuare verifiche sui nominativi proposti. Pare che una gaffe simile sia stata compiuta un paio d’anni fa, con il ritiro della medaglia consegnata a due esuli istriani risultati poi essere schedati come “criminali di guerra”.

IL SINDACO. Valter Orsi non nasconde la soddisfazione: «Abbiamo ripristinato l’equilibrio. Ho parlato due volte con la portavoce del ministro Pinotti che voleva capire le nostre perplessità. Prendo atto che una risposta positiva è giunta in tempi rapidi. Così possiamo portare avanti senza tentennamenti il Patto di concordia civica sottoscritto con familiari delle vittime e associazioni partigiane». Il sindaco ha poi parole di sostegno al prefetto Soldà: «Ha solo eseguito degli ordini arrivati dalla capitale. È stato ingiustamente attaccato. Non ha colpe. E non poteva sapere di “Teppa” senza essere avvertito».

I FAMILIARI. «Ci sentivamo traditi e presi in giro per un premio assegnato a chi ha sulla coscienza 54 vittime inermi, così il Patto di concordia ritorna ad avere un senso», sono le prima parole di Matilde Sella, portavoce dell’associazione familiari delle vittime dell’Eccidio. Ringraziamo il sindaco che ha fatto sua la nostra protesta ed ha trovato il modo di incidere nelle scelte ministeriali. E ringraziamo il consiglio pastorale della parrocchia di San Pietro, che ha preso posizione contro l’onorificenza, il sindaco di Torrebelvicino, Emanuele Boscoscuro, che ci ha appoggiati ed anche il Pd scledense per la sua presa di posizione. Se la città fosse stata coinvolta nell’assegnazione, tutto questo non sarebbe successo».

Mauro Sartori