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20.05.2019

Gli studenti riscoprono la bisnipote dell’Omo

Grazie alle dettagliate ricerche svolte da alcuni studenti della attuale 5b del liceo artistico Martini sul monumento al Tessitore, il famoso “Omo”, la città di Schio ha ritrovato la parente di grado più prossimo del modello che lo scultore Monteverde utilizzò per l’opera. La signora in questione si chiama Gigliola Thiella, nata a San Vito di Leguzzano nel dicembre del 1939, e ora residente a Piovene Rocchette. Gigliola Thiella racconta che la storia del suo bisnonno le è stata tramandata da una sua zia, Argia Thiella, la quale le ha lasciato in ricordo alcune preziose foto storiche di famiglia. «Mia zia da piccola mi raccontava la storia di suo nonno, il cui nome ora non ricordo più, ma so per certo che il suo cognome fosse Thiella poiché fu il capostipite della mia famiglia, e di come lo scultore Monteverde facesse mandare una carrozza ogni giorno da Vicenza a Schio per prelevare il bisnonno, che lavorava per la Lanerossi, durante i turni di lavoro per utilizzarlo come modello mentre scolpiva la pietra», spiega la signora Gigliola. «Mi raccontava anche che veniva pagato bene per quelle scarrozzate, quanto non possiamo saperlo con certezza, la storia si è persa nei meandri del passato, così come i dettagli dell’albero genealogico». Sappiamo invece che il monumento al Tessitore venne inaugurato il 21 settembre 1879, Monteverde era un grande amico di Alessandro Rossi e il bisnonno di Gigliola era già grande e probabilmente già sposato, il che ci fa supporre che “l’Omo” fu concepito intorno al 1850 circa. La storia della famiglia Thiella è una storia di amore verso il tessile, sono state intere generazioni a lavorare per i Rossi e negli altri stabilimenti della potente industria che un tempo faceva di Schio uno dei cuori più importanti d’Europa. «Mio nonno, operaio della Lanerossi, emigrò in Brasile nei primi del ‘900 per insegnare l’utilizzo dei macchinari industriali nelle nuove fabbriche esportate - racconta la signora Thiella -. Mio padre infatti nacque nel 1910 a San Paolo e tutti insieme ritornarono in Italia poco prima dello scoppio della prima guerra mondiale. Anche mio padre, una volta grande, lavorò nel tessile ed infine anche io, dopo qualche anno in adolescenza passato in pulitura e in sartoria, cominciai a lavorare per il Lanificio Conte. Mi sposai con mio marito nel 1960 e poco dopo mi volli trasferire al Lanificio Cazzola, dove rimasi fino alla pensione nel 1994. Il mio lavoro mi è sempre piaciuto molto, ho avuto alcuni periodi molto difficili, nel 1982 sono rimasta vedova e ha dovuto crescere i miei due figli da sola facendo i turni in capannone, ma non mi sono mai abbattuta e da quando sono in pensione ho scoperto l’amore per i viaggi». Sono infatti moltissimi i posti d’Europa in cui la signora Thiella è stata dalla fine degli anni 90 ad oggi, alternandosi nel lavoro di cui tutti le sono grati di nonna e ora, coincidenza, di bisnonna. «Sono follemente innamorata di Venezia, una città che appena ho una domenica libera vado subito a visitare. Mi è rimasta ancora la curiosità di quando ero una bambina e ascoltavo i racconti della zia» conclude sorridendo. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Massimo Dagli Orti
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