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15.04.2019

«Follia, io non sono il killer di Berlino»

Il lavoratore moldavo Serghej Nilov, 58 anni, residente a SchioL’avvocato Claudio Mondin
Il lavoratore moldavo Serghej Nilov, 58 anni, residente a SchioL’avvocato Claudio Mondin

«È un colossale equivoco, perché con l’omicidio di Frank Eberl, avvenuto a Berlino il 3 marzo 1998, di cui ho letto sul vostro giornale, non c’entro nulla. È un errore, perché se è vero che ho lavorato a Berlino all’inizio degli anni Novanta dopo la caduta del muro, è altrettanto vero che non ho commesso ciò di cui mi accusano. Qualcuno deve avere fatto il mio nome sbagliandosi, o mentendo mi ha coinvolto, non ci sono alternative. Di sicuro non sono un assassino. È una follia». Il lavoratore moldavo Serghei Nilov, 58 anni, residente a Schio in via San Rocco, lo spiega attraverso uno dei suoi due avvocati, Claudio Mondin. L’altro, Matteo De Meo, lo ha assistito all’udienza davanti alla Corte d’Appello dove è stata discussa la richiesta di estradizione che per il momento è stata respinta. La Germania non ha inviato i documenti idonei a sostenere l’accusa indiziaria contro il muratore moldavo che ha sposato una cittadina ucraina, con cui vive a Schio da diversi anni. «Abbiamo incaricato un collega tedesco di fare copia degli atti - spiega Mondin - e tengo a precisare che non c’è stata alcuna condanna all’ergastolo contro Serghei com’è stato erroneamente scritto da più organi di stampa. Da quello che sappiamo c’è un’inchiesta allo stato di indagini preliminari e la richiesta di arresto internazionale da parte del tribunale di Berlino. Ma da qui a sostenere che c’è una responsabilità di Nilov ce ne corre, è l’accusa che deve provarlo». Nilov lavora alla “Brandellero Solai” di San Vito di Leguzzano dov’è stato arrestato dai carabinieri di Schio venerdì primo marzo. Questa mattina vi tornerà dopo avere trascorso 40 giorni in cella in attesa che arrivasse la documentazione tedesca. Scaduto il termine, i giudici lo hanno scarcerato. «Sono tranquillo perché non ho commesso alcun omicidio - sottolinea il moldavo tramite il suo legale -, certo trascorrere un mese e mezzo in carcere, dove peraltro sono stato trattato bene, è dura. Anche perché se davvero c’entrassi qualcosa con il delitto non sarei venuto in Italia, una paese della Ue, dove c’è l’estradizione con la Germania. Me ne sarei andato in qualche altra nazione, lontano dall’Europa. No, è tutto assurdo quello che mi sta capitando, ma ho fiducia nella giustizia tedesca e mi difenderò affinché venga affermata la verità, cioè che sono innocente». L’assassino del costruttore berlinese Eberl è stato indicato in Sergej Ebinal, identificato dopo vent’anni in Nilov. Secondo l’accusa l’omicida avrebbe agito su commissione, dunque un sicario, ingaggiato per l’equivalente di 1500 euro di oggi. «Il mio assistito afferma che più volte all’epoca era entrato in Germania nei primi anni Novanta - osserva Mondin -, ma questi moldavi giravano con documenti non sempre corretti e pertanto uno scambio di persona è probabile. Tanto più che spesso questi muratori a Berlino lavoravano in nero, perciò indicare come responsabile di un omicidio qualcuno al posto di un altro è molto possibile in un contesto di lavoratori con documenti spesso fasulli. Conosco Nilov da tempo e mi pare l’esatto opposto di un killer. È una persona a modo, timida, gran lavoratore che si comporta da bravo cittadino. Vogliamo leggere le carte dell’autorità giudiziaria tedesca per capire come gli inquirenti sono risaliti a lui». Intanto, questa mattina, Nilov tornerà al suo lavoro a San Vito. «Non mi sottrarrò al giudizio dei tedeschi perché sono estraneo a queste accuse che sono folli e dimostrerò di essere innocente», dice il lavoratore che ringrazia il suo datore di lavoro per la fiducia e i suoi avvocati per l’impegno profuso. «Al momento appare una vicenda kafkiana, ma dobbiamo capirne di più», conclude l’avvocato Mondin. •

Ivano Tolettini
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