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04.07.2019 Tags: Santorso

Chiesa del Santo
Trovati i vandali
Una è minorenne

Le verifiche dei carabinieri
Le verifiche dei carabinieri

SANTORSO. Sono stati scovati e denunciati i responsabili degli imbrattamenti al santuario di Santorso dello scorso maggio. A finire nei guai L.T., 27 anni nato a Schio, e L.A., 17 anni nata a Thiene: dovranno rispondere del reato di danneggiamento in concorso.

 

I carabinieri sono riusciti a risalire ai due grazie anche alla visione dei filmati delle telecamere di sorveglianza nelle vicinanze della chiesa "Santa Maria Immacolata", imbrattata lo scorso 17 maggio. Dalle immagini si vedeva arrivare un'auto sospetta, ma non si riusciva a risalire né alle persone a bordo né tantomeno alla targa del veicolo, che presentava però delle particolarità che non sono sfuggite ai militari: era sprovvisto di un copricerchio e aveva delle profilature nere degli sportelli molto particolari.

 

Nei giorni successivi gli uomini dell'Arma durante i vari servizi di perlustrazione hanno continuato a monitorare la situazione alla ricerca del veicolo che dopo diverse settimane è stato finalmente trovato parcheggiato a Schio. Di qui i carabinieri sono risaliti al proprietario, L.T.: a questo punto gli elementi raccolti erano sufficienti per ottenere un decreto di perquisizione domiciliare dalla Procura.

 

Le due figure disegnate dai vandali sulla facciata della chiesa dedicata a Sant’Orso.FOTO STUDIO STELLA

 

Nei giorni scorsi i carabinieri di Piovene hanno quindi effettuato l’attività dapprima presso il domicilio formalmente dichiarato dal ragazzo, dove non è stato rinvenuto nulla di quanto ricercato, poi in un appartamento di proprietà del ramo paterno della famiglia, di cui il giovane aveva l’effettiva disponibilità; i militari sono stati guidati verso questa seconda abitazione dal rinvenimento di un mazzo di chiavi durante la prima perquisizione. All’interno della seconda casa, dietro un armadio, sono stati trovati lo stencil usato per effettuare il disegno sulla facciata della chiesa, nonché la stessa bomboletta spray. Tramite l'analisi delle conversazioni whatsapp archiviate sul suo cellulare, poi, si è riusciti a risalire anche alla sua complice, L.A., in quanto nella chat i due si vantavano di ciò che avevano fatto riferendosi in maniera palese ai disegni sulla facciata della chiesa. Che la paternità del reato sia riconducibile a L.T. e L.A. viene inoltre ulteriormente confermata dalla presenza di due lettere (A e T) a firma del “lavoro” fatto.

 

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