Schio

Allarme medici di base, 20mila pazienti scoperti

Pazienti sempre più messi alla prova per la carenza di medici di famiglia. E se oggi la situazione è critica, il futuro si prospetta meno roseo considerato che nei prossimi due anni andranno in pensione altri 15 medici, e oltre 20 mila pazienti resteranno senza medico. 
L’ha denunciato il gruppo consiliare del Partito democratico, nel corso di un incontro pubblico che si è tenuto ieri sera al Rustico Pettinà. 

Il Pd di Schio lancia l’allarme sulla necessità di tutelare le medicine di gruppo integrate che vanno valorizzate investendo sulle figure di supporto come assistenti di studio ed infermieri, evitando di accentrare troppi medici nelle Case di Comunità, previste dal Pnee, a scapito dei residenti delle località collinari scledensi, dove la presenza di un medico costituiva un presidio importante. «Non si può tollerare – spiega Claudio Beltramello, responsabile sanità del Pd regionale - che una parte del capitale umano, in Veneto più che in altre regioni, lasci il servizio pubblico. Significa che chi ha gestito la sanità Veneta ha fallito e sta cedendo il pilastro portante del sistema dei servizi sanitari e sociosanitari». 

Presente anche il capogruppo del Pd in Regione Giacomo Possamai che riporta la denuncia della Fimmg che prevede nei prossimi anni il pensionamento di 375 professionisti, ed uno scenario che nel 2024 potrebbe vedere mezzo milione di Veneti senza medico di base. «Il Pd – spiega Possamai - da mesi chiede una riforma che deve partire da investimenti mirati e sostanziosi da parte della Regione e da un progetto che deve riconoscere un ruolo da protagonisti alle categorie degli operatori sanitari. È necessario stanziare fondi per dotare di personale amministrativo i medici che, per la metà dei casi, si trovano ad operare da soli. E la direzione non può che essere quella di una spinta sempre più decisa verso le medicine di gruppo integrate». 

«Abbiamo un’eccellenza nella nostra Ulss - ricorda Franco Balzi presidente della conferenza dei sindaci dell’Ulss7 Pedemontana - che si distingue dal resto della Regione: la diffusione della medicina di gruppo integrata con dieci realtà sulle 70 presenti in tutto il Veneto. Ma dei 119 medici del distretto 2, ne andranno a breve in pensione 40 e non tutti verranno sostituiti. Per cui è richiesto un ulteriore sforzo. È necessario ripensare insieme ad un’organizzazione che possa affrontare questi imminenti cambiamenti». 

La qualità nell’assistenza di gruppo, nell’Ulss 7, non ha confronti con i servizi svolti dal singolo ambulatorio medico. Gli organizzatori del convegno hanno tuttavia raccolto diverse criticità nella gestione del call center. «La scelta di investire in un call center è propria di questa Ulss – denuncia Giulia Andrian capogruppo in consiglio comunale del Pd - e non è replicata in altre parti del Veneto, ma se in altre Ulss può apparire un vantaggio per medici che operano sostanzialmente da soli, qui abbiamo già sperimentato che è più efficiente investire su figure di supporto interne perché la conoscenza diretta dei pazienti è elemento determinante nella qualità del servizio. L’aggregazione dei medici nelle case di comunità finanziate con il Pnrr può essere un passo avanti per alcuni territori privi di gruppi di medicina integrata, ma un passo indietro per il distretto 2 che vedrebbe un accentramento di medici, mentre prima era un presidio per territori anche più marginali, come le aree montane». 

Rubina Tognazzi