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16.06.2019

Tumori al seno, al via i caschi refrigeranti [ANNULLO]

La neo presidente Isabella Frigo con i due caschi refrigeranti.  TROGUGiovanni Meneghini, Breast Unit
La neo presidente Isabella Frigo con i due caschi refrigeranti. TROGUGiovanni Meneghini, Breast Unit

[FIRMA]La forza di affrontare con grande tenacia e autostima una malattia come il tumore al seno passa anche per la sicurezza di avere strumenti efficaci di supporto alle terapie. Tra questi strumenti ci sono i caschi refrigeranti per ridurre la perdita dei capelli nelle pazienti sottoposte a chemioterapia. Sono pronti all’uso i due forniti dall’Andos Ovest Vicentino di Montecchio e donati alla Breast Unit per l’oncologia, grazie a donazioni di Rotary Club Valle Agno, Catia Veronese (anche per le poltrone da terapia con i caschi), mons. Pizziol, Gruppo Armani Operation, Fondazione comunità Veronese, Renato Tapparelli e gruppo Strapalladio. «Entreranno in funzione - assicura il direttore generale dell’Ulss 8 Berica Giovanni Pavesi - con la ripresa dell’attività chirurgica post periodo estivo. Il loro utilizzo va valutato a seconda del tipo di patologia ma è confermata una certa risposta positiva dei trattamenti che è previsto siano resi disponibili al centro di senologia di Montecchio. I caschi ci sono stati donati dall’Andos Ovest Vicentino, una scelta molto apprezzata e va dato merito all’impegno dell’associazione da sempre messo in campo». Prima del via finale bisogna concludere la formazione del personale con tecnici specializzati, conferma il dottor Graziano Meneghini direttore della Breast Unit Centro Donna dell’Ulss 8 Berica di Montecchio: «Il protocollo prevede un cronoprogramma: fino a luglio la logistica con stanze e attrezzature, organizzazione del personale, corsi di formazione e individuazione delle pazienti. Da agosto a dicembre la fase operativa di questo progetto di supporto per il trattamento dell’alopecia da cure chemioterapiche». Tutto questo, come ribadito dal dg Pavesi, nella massima collaborazione con il dipartimento di oncologia dell’ospedale San Bortolo di Vicenza, diretto dal dottor Giuseppe Aprile (che per ora ha preferito non rilasciare dichiarazioni).«Un lavoro di squadra - spiega Meneghini - per migliorare la qualità di vita delle pazienti. Su alcuni tipi di chemioterapie, l’uso dei caschi si è rivelato efficace per ridurre l’incidenza dell’alopecia. Il primo trimestre 2020 servirà per le prime analisi e per condividere i risultati in modo serio e scientifico». I caschi sono stati presentati ufficialmente, come già riportato dal nostro Giornale, lo scorso marzo e sono stati collocati nella sede dell’Andos Ovest Vicentino in attesa dei tempi burocratici di accettazione della donazione da parte dell’Ulss 8, con conferma arrivata due settimane fa. La scorsa settimana c’è stato il confronto per il trasferimento con richiesta di un tecnico per la formazione di due medici e tre infermieri. «Per avere una buona percentuale di successo è necessario che i caschi refrigeranti siano usati correttamente, dunque è fondamentale la formazione del personale - conferma Piera Pozza fondatrice, con il dottor Meneghini, di Andos Ovest Vicentino di cui è stata presidente per 20 anni passando a marzo il testimone a Isabella Frigo e ora con il ruolo di referente per i rapporti con le istituzioni -. I caschi in oncologia saranno installati in poltrone specifiche quando la stanza dedicata sarà pronta. L’attivazione dei caschi potrebbe divenire operativa già da agosto-settembre». Per usarli al meglio, le pazienti devono indossarli un’ora prima della chemioterapia e anche un’ora dopo. Oltre alle poltrone sarà garantita l’assistenza con soluzioni in grado di ridurre al massimo la sensazione di freddo concentrata sulla testa. «Durante il trattamento le pazienti saranno seguite da medici oncologi e da infermieri del Centro donna e dell’oncologia», conclude la past president dell’Andos Ovest Vicentino Piera Pozza.[END]© RIPRODUZIONE RISERVATA

Giancarlo Brunori
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