L'omicidio di Montecchio

Spariti i telefonini di assassino e vittima. «Le verità di Alessandra e Marco nelle chat»

Alessandra Zorzin, 21 anni, in una recente foto felice con la sua bimba. A destra, l'assassino Marco Turrin.
Alessandra Zorzin, 21 anni, in una recente foto felice con la sua bimba. A destra, l'assassino Marco Turrin.
Alessandra Zorzin, 21 anni, in una recente foto felice con la sua bimba. A destra, l'assassino Marco Turrin.
Alessandra Zorzin, 21 anni, in una recente foto felice con la sua bimba. A destra, l'assassino Marco Turrin.

Dopo aver ucciso Ale, Marco Turrin ha preso il suo cellulare e se l’è infilato in tasca, con la pistola. Poi è uscito dall’abitazione della giovane mamma e si è allontanato. Ha vagato per 7 ore, fra il Veneto, la Lombardia e l’Emilia Romagna, poi è tornato a Vicenza. Si è preso un panino al Mc Donald’s ed è stato localizzato dai carabinieri. Una breve fuga, poi si è ammazzato. I cellulari, il suo e della vittima, non ce li aveva più. Li ha spenti e buttati chissà dove. E con loro, probabilmente, una parte della verità, racchiusa nelle chat.

 

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LA RICOSTRUZIONE. Ventiquattr’ore dopo il terribile dramma avvenuto mercoledì a mezzogiorno a Valdimolino, quanto accaduto è più chiaro. Anche se rimane sconvolgente e terrificante. Turrin, 37 anni, guardia giurata di Vigodarzere, era partito da casa intorno alle 10 ed aveva raggiunto l’abitazione di contra’ Viale nella frazione di Montecchio Maggiore, dove era stato già tante volte negli ultimi mesi. Si era sbarbato e profumato, racconta suo padre, ma al momento di entrare da Alessandra Zorzin, 21 anni, mamma di una bambina, che in quel momento era a casa da sola perché il suo compagno Marco Ghiotto, 28 anni, era al lavoro e la piccola era all’asilo, aveva portato con sé una delle sue due pistole, la Glock. Perché?

Alessandra, che era a casa dal salone di parrucchiera dove lavorava da una settimana, gli ha aperto dopo una breve attesa. Erano le 11. I vicini lo avevano visto spesso, ma non avevano mai sentito un litigio. E invece prima di mezzogiorno lei ha gridato. Poi un rumore sordo. Era lui che le ha sparato un colpo solo, in viso, dopo averle fatto cadere gli occhiali e averla spinta sul letto. Cosa sia avvenuto, cosa si siano detti, perché lui l’abbia uccisa rimarranno domande senza risposta.

 

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I carabinieri, coordinati dal pubblico ministero Luigi Salvadori, ipotizzano che il movente sia passionale. Ma si tratta di sospetti, suffragati dalla rapina dello smartphone della ragazza: voleva nascondere qualcosa, il killer, o leggere i messaggi e le chat della giovane parrucchiera? Poi l’assassino è uscito, apparentemente tranquillo, con calma, ha avuto il tempo di raccontare una bugia alla vicina Natalina Dal Zovo («Un rumore? È caduto un mobile. Ale gridava? Sì, si è fatta un po’ male, nulla di grave»), è salito sulla sua Lancia Y nera e si è dileguato. Ha viaggiato per ore fra le province di Verona, Mantova e Modena, individuato da telecamere e targasystem, mentre, dopo l’allarme di Saverio Schiavo, il vicino e il compagno avevano già scoperto la tragedia.

I carabinieri hanno messo in atto una serie di posti di blocco in tutto il Nord Italia per localizzarlo e fermarlo (c’era un assassino armato in fuga), fino a quando - erano le 19.45 - la vettura di Turrin è stata individuata a Creazzo. Il killer si era appena comprato un panino. Sono state fatte convergere tutte le pattuglie: con una del nucleo investigativo dell’Arma, c’erano anche le volanti della questura. Alla vista della polizia, Turrin ha accelerato. Poi, braccato, in viale degli Scaligeri, diretto verso il casello, ha accostato e si è sparato con la stessa Glock con cui aveva ucciso Alessandra. Non ha lasciato biglietti, o spiegazioni. Durante la fuga non avrebbe contattato nessuno. 

 

LE INDAGINI. I detective del comando provinciale ieri hanno compiuto un altro sopralluogo nell’abitazione del delitto, ed hanno raccolto una serie di testimonianze. Non è emerso da alcuno che Zorzin avesse paura di quel padovano, più grande di lei, che frequentava da mesi e che l’andava a trovare. Nessuna segnalazione, neanche ad amiche o famigliari. Ale, innamoratissima della sua piccola, negli ultimi giorni era parsa serena, felice del nuovo lavoro. D’altronde, lo ha fatto entrare in casa: si fidava di Turrin.

 

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Il pm, che ha aperto un fascicolo per omicidio volontario, e che lo chiuderà per morte del reo, ha disposto che il medico legale Antonello Cirnelli effettui le due autopsie sabato. Nel frattempo si cercherà di localizzare i telefonini, ma rintracciarli sarà un’impresa improba. Lì potrebbe esserci una spiegazione di una tragedia folle, sempre se abbia un senso cercare di dare una risposta ad un doppio dramma che un senso non ce l’ha. 

 

Diego Neri