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11.01.2020

«Sos Alzheimer, servono più posti»

L’esterno della struttura in cui sono garantiti i servizi di assistenza dell’Ipab “La Pieve”.  FOTO TROGUL’assistenza agli anziani è un servizio molto importante.  ARCHIVIO
L’esterno della struttura in cui sono garantiti i servizi di assistenza dell’Ipab “La Pieve”. FOTO TROGUL’assistenza agli anziani è un servizio molto importante. ARCHIVIO

Più posti letto per l’Ipab La Pieve di Montecchio Maggiore. Nonostante il grande lavoro messo in campo da operatori e responsabili della struttura di assistenza, siamo arrivati a una situazione di emergenza. L’allarme è lanciato dal centro servizi castellano, che oggi conta 123 posti di cui una decina per il nucleo Alzheimer, definito ad “alta intensità”. A spiegarlo sono il presidente della struttura di via Pieve, il dott. Graziano Meneghini, e la direttrice, Chiara Cocco. «Dall’1 gennaio al 31 dicembre dello scorso anno – affermano – abbiamo avuto un tasso di occupazione pari al 100 per cento. Significa che non c’è stato un solo giorno, nel 2019, dove abbiamo rilevato un letto libero». Sempre lo scorso anno l’ente ha registrato 80 nuovi ingressi, oltre 6 al mese, e sarebbero di più se il numero dei posti potesse essere incrementato. «Le dimissioni ospedaliere sono sempre più frequenti e hanno la priorità su tutto il resto - osserva Meneghini -. Avremmo necessità di altri letti perché il trend è già molto elevato. È radicalmente cambiata la richiesta di cure orientata dal sistema sanitario: stanno diventando sempre meno case di riposo, oggi centro servizi, e sempre più ospedali». Negli ultimi dieci anni, infatti, le Ipab sono diventate l’unico ambiente possibile di cure mediche per molti anziani con esito di malattie acute o croniche, quando le famiglie non riescono più a sostenere le cure domiciliari. «Il numero degli anziani sta diventando un’emergenza sociale - prosegue il presidente - alla quale si dovrà dare una risposta inventandosi nuovi modelli di assistenza e ripensare ad un nuovo sistema di governo. Solo nella nostra Ulss attualmente sono circa il 22 per cento della popolazione e nel 2050 arriveranno a superare il 32 per cento. Va da sé che l’attuale modello non potrà reggere nel prossimo futuro. Già ora per le famiglie è un onere notevole, che non tutti possono permettersi, quello di affidare il proprio caro ad un centro servizi tanto più privatamente e senza contributo da parte della Regione». E a rivolgersi a La Pieve sono sempre più famiglie che cercano un luogo sicuro e qualificato quando si rendono conto che, a seconda della patologia, non è più possibile tenere in casa i pazienti proprio per le cure specifiche richieste. «Veniamo perennemente contattati ma esiste una lista d’attesa che da gennaio è unica per tutta l’Ulss 8 Berica - precisa Cocco - e che quindi coinvolge tutte le strutture della provincia. Perciò può accadere che un residente di Montecchio non venga inserito nella struttura castellana ma in un’altra che si trova in un comune differente”. A febbraio, inoltre, il consiglio di amministrazione andrà in scadenza e verrà rinnovato dal sindaco Gianfranco Trapula. «Il prossimo Cda dovrà confrontarsi con la sfida dell’aumento del numero degli anziani - dice Meneghini -. D’altra parte i Centri servizi si trovano in notevole difficoltà a portare i bilanci in pareggio non potendo aumentare le rette per sensibilità nei confronti delle famiglie, con la Regione che non adegua le tariffe per scarsità di fondi». E conclude: «Lascio un ente accreditato e in costante evoluzione, con molte offerte fra cui l’ospedale di comunità, l’assistenza domiciliare, e tanti progetti sul territorio». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Antonella Fadda
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