Sarego

Roberto Castiglion: «Io, unico sindaco M5s in Veneto. Siamo cambiati? Sì, in meglio»

Fu il primo sindaco grillino d’Italia. Correva l’anno 2012 e l’onda d’urto dei pentastellati era solo agli albori. Pareva essere il primo di una lunga seria, visto il vento di allora. Pareva. Oggi, 10 anni dopo, e dopo che il Movimento 5 stelle è salito sull’ottovolante dei consensi, Roberto Castiglion, 42 anni, ingegnere informatico, vive gli ultimi giorni con la fascia tricolore del Comune di Sarego, che cederà dopo le elezioni del 12 giugno. In questi 10 anni ha riconquistato la fiducia del suo paese per il secondo mandato, rimanendo però l’unico sindaco pentastellato del Vicentino. Anzi, «attualmente sono l’unico del Veneto», sospira.
Sindaco Castiglion, come si vive da mosca bianca?
(sorride) Beh, la nostra amministrazione ha sempre avuto rapporti con i parlamentari e i consiglieri regionali del Movimento, ma soprattutto abbiamo fatto conto sulle nostre forze locali per la gestione del Comune: abbiamo fatto squadra qui.
Ad altri livelli, invece, il M5s non ha fatto così tanto squadra...
Dipende molto dal “sistema”. Un sindaco, se non ha la fiducia, va a casa e con lui tutti i consiglieri. Per i parlamentari è diverso, il rapporto è più labile, e poi alcuni a volte fanno scelte di convenienza... Tra l’altro nell’agenda nazionale ci sono anche argomenti divisivi, come quelli etici o sociali.
Ma vi spaccate anche su argomenti “politici”, ad esempio in politica estera, tra filoeuropei e filorussi. Ed è più grave, no?
Diciamo che il Movimento ha avuto un cambiamento di posizione...
Dal 2019 è ufficialmente filoeuropeo, ma prima Grillo voleva uscire dall’euro. Lei dove sta?
Io mi sento più a mio agio ora. Ma non condanno a prescindere che una forza politica cambi, perché se cambiano i fattori intorno, è sciocco restare ancorati a posizioni inamovibili.
Su quelli che erano vostri dogmi avete però fatto i salti carpiati: dal “non ci alleiamo con nessuno” all’alleanza con quasi tutti del governo Draghi, dopo quelle con la Lega e con il Pd...
Sono scelte che si giustificano per i tempi che abbiamo vissuto.
Non per la poltrona?
Se fosse una questione di poltrone, o meglio di consenso politico, allora sarebbe stato conveniente per il Movimento restare sempre all’opposizione.
Si lucrano più voti?
All’opposizione hai mano libera per cavalcare quel dissenso che alcune scelte di governo possono comportare.
Tipo Giorgia Meloni in questi anni?
Sì, esatto. Durante la legislatura del 2013, all’opposizione, il Movimento ha maturato un grandissimo consenso e nel 2018 ha vinto. A quel punto, o tenevamo quei voti in freezer o sacrificavamo parte del consenso per portare a casa, con compromessi, dei risultati su temi che ci stanno a cuore.
Con i compromessi cosa avete portato a casa?
Penso alla legge spazzacorrotti, al superbonus e ad altre misure sulle energie rinnovabili.
A proposito di energia, eravate “no tap”. Se oggi non ci fosse quel canale per importare il gas in Italia bisognerebbe inventarlo.
Mi sembra una scelta ragionevole aver dato il via libera al tap...
Ma se fosse stato per il M5s non si faceva. È più realista un sindaco di chi sta a Roma?
Come ho detto, il Movimento, una volta al governo, ha dovuto fare compromessi rispetto alle posizioni di partenza. Ha avuto un’evoluzione, positiva.
È faticosa invece l’evoluzione organizzativa: a livello locale siete molto evanescenti.
Infatti ora, con la nuova organizzazione che il Movimento si sta dando, si sta strutturando di più come un partito...
I partiti non erano il “demonio”?
Se il partito è espressione concreta della politica con la P maiuscola, quella che si impegna per il bene comune, non c’è nulla di negativo. Ma il M5s è nato dal fatto che mancava un’offerta politica che desse voce a istanze di legalità, partecipazione, attenzione all’ambiente e minore attaccamento ai soldi da parte del politico.
Ma qual è il problema del vostro nanismo locale?
Serve più organizzazione e un aiuto anche da parte del Movimento centrale per intensificare le assemblee, favorire nuove adesioni e l’impegno sul territorio. Penso anche che, per arrivare a proporsi a livelli più alti, sia giusto che un attivista debba fare prima un’esperienza locale.
Allora che senso ha il limite dei due mandati imposto dal Movimento ai suoi eletti?
Secondo me bisogna distinguere tra un mandato da semplice consigliere e uno da parlamentare. Non vedo come una macchia nel curriculum l’aver fatto un mandato da consigliere comunale, anzi, è un punto a favore per la crescita di competenze.
C’è rimpianto nel non potersi candidare ad altri ruoli?
Non ho rimpianti, perché fare il sindaco mi ha dato la possibilità di crescere con esperienze inestimabili. Ma non so se da qua al 2023 cambieranno le regole.
Se cambiassero, si metterebbe a disposizione per le Politiche?
Vediamo come va. In un anno cambiano tante cose. Mi dispiacerebbe che 10 anni di esperienza non fossero più “utilizzabili” da parte del Movimento. Ma io lo ringrazio sempre e ringrazio Beppe Grillo che quel 28 aprile 2012 venne qui trainare la nostra vittoria.
Lo sente ancora Grillo?
Di rado.
Adesso lui è meno esposto: è cambiato?
Ora vede la sua creatura camminare con le sue gambe.
Ora c’è Conte: lo ha votato come leader del M5s?
Certo. Non è facile essere il presidente del Movimento, ma penso sia il più indicato per tenerlo unito.
E il reddito di cittadinanza lo difende?
Il reddito di cittadinanza è usato come una contro-bandierina dai nostri avversari per dire che il M5s regala i soldi a chi non vuole lavorare. In realtà è un progetto del Movimento che si fonda sul principio per cui chi rimane escluso dal mercato del lavoro deve essere aiutato a trovare un impiego e, d’altra parte, deve essere sostenuto.
Poi c’è chi ne approfitta...
Sì, e in parte è già stato corretto per questo. Ma un conto è migliorarlo, un altro è cancellarlo. Noi abbiamo il privilegio di vivere in una regione prospera, ma se vogliamo un’Italia unita servono meccanismi di solidarietà.
È ancora convinto che “destra e sinistra non esistano più”?
Io penso che oggi a livello globale il mondo si divida in sistemi democratici e sistemi autoritari. Per questo mi sento più a mio agio nella posizione attuale del M5s, filoeuropea, anche vedendo cosa succede in Ucraina.
Un giudizio su Draghi premier?
Positivo. Anche lui, in continuità col governo Conte, si sta muovendo per sostenere l’economia.
L’alleanza col Pd è un tabù o si può fare per le Politiche 2023?
Al momento M5s e Pd sono alleati, ma in un governo che ha un orizzonte temporale di un anno. Per pensare a una alleanza più lunga serve un patto da costruire.
Intanto qui a Sarego alle Comunali non ci sarà più il simbolo del Movimento. Una sconfitta?
Siamo un piccolo Comune, 6.700 abitanti, e nei piccoli centri anche gli altri partiti formano liste civiche. Nessuna sconfitta, anche perché nella nostra nuova civica c’è molta continuità con la mia giunta.
In questi 10 anni è cambiato di più lei o il Movimento?
Io sono cambiato, ma il Movimento è cambiato tanto, ha avuto tanti temi importanti con cui si è dovuto confrontare.
Oggi il M5s in che fase della vita si trova: infanzia, età adulta o vecchiaia?
Diciamo che è un adolescente che sta per diventare adulto.
Ultima curiosità: che cosa farà dopo il 12 giugno?
Tornerò al mio lavoro all’Enel, dove mi ero preso l’aspettativa. Ma il sogno è creare una mia attività privata.

 

Marco Scorzato