CHIUDI
CHIUDI

03.03.2019

Bacino di Montebello Esempio di ingegneria

Il collaudo del bacino di Montebello nel 1927: l’opera di difesa idraulica per quasi novant’anni è rimasta l’unica del genere nel VicentinoLa chiusa sull’Acquetta, un piccolo corso d’acqua che fungeva da emissario del bacinoOperai al lavoro nel 1926 per la costruzione degli argini dell’invaso. L’opera fu completata nel 1927Un’altra immagine dei lavori per la realizzazione del bacino d’invaso. Siamo alla fine degli anni ’20
Il collaudo del bacino di Montebello nel 1927: l’opera di difesa idraulica per quasi novant’anni è rimasta l’unica del genere nel VicentinoLa chiusa sull’Acquetta, un piccolo corso d’acqua che fungeva da emissario del bacinoOperai al lavoro nel 1926 per la costruzione degli argini dell’invaso. L’opera fu completata nel 1927Un’altra immagine dei lavori per la realizzazione del bacino d’invaso. Siamo alla fine degli anni ’20

«La costruzione della lunga diga, un chilometro circa, tra il ponte “Marchese” del Chiampo e quello sul Guà, allora chiamato “ponte delle Asse”, avvenne tra gli anni 1926 – 1927 su progetto dell’ingegner Luigi Milani. A quei tempi fu per davvero un’opera grandiosa. Essa segnava la fine di una lunga angoscia, soprattutto per le popolazioni del Borgo, così esposte a tante inondazioni». Inizia così il paragrafo che Amelio Maggio e Luigi Mistrorigo dedicano alla costruzione della diga tra il Chiampo e il Guà nel libro edito nel 1997 “Montebello novecento”, diga che chiudeva il bacino di espansione delle piene di Montebello. La costruzione di questo manufatto che anche in tempi recenti (si ricordi il riempimento del bacino nel 2014, un mare d’acqua a perdita d’occhio) ha dato prova sia della bravura di chi lo ideò e realizzò, sia della sua assoluta e fondamentale importanza per trattenere acque torrentizie che avrebbero potuto non solo inondare, ma devastare campi coltivati e centri abitati, arrivò dopo un lungo percorso e svariati tentativi e progetti. Ne parla in modo puntuale Luigi Milani in una pubblicazione del 1939, “Le piene dei fiumi veneti e i provvedimenti di difesa”, dove traccia l’iter che ha portato alla costruzione del bacino di Montebello. «Il problema della regolazione idraulica del fiume torrentizio e dei suoi derivati - scrive Milani - è stato impostato sin dal 1500 ed ha occupato la mente di valorosi tecnici e di idraulici insigni, i quali si sono invano cimentati nella ricerca di soluzioni radicali e significative, tese a dare tranquillità e la sicurezza alle popolazioni rivierasche». Il Lorgna nel 1780, il perito Pietro Bassi nel 1809, l’ingegner Antonio Boni dopo i disastri dovuti alle rotte dal 1811 al 1816; il Casarotti nel 1823, e nel 1837 la “magistrale e poderosa relazione” del Paleocarpa che, nonostante fosse molto dettagliata e corredata da una preziosa monografia di tutto il sistema idrografico originato dall’Agno e dal Fratta, alla fine non venne accolta come realizzabile. Vi fu perfino una supplica all’Imperatore d’Austria durante la sua visita nel 1857 «affinchè venisse provveduto alla sistemazione idraulica del territorio». «L’angosciosa invocazione delle popolazioni fu accolta dall’Imperatore e il governo austriaco diede incarico al Consigliere ministeriale Floriano Pasetti di studiare nuovamente il progetto di sistemazione idraulica del Guà, del Chiampo e dell’Alpone», spiega sempre Milani, che riporta molti passaggi dello studio di Pasetti, peraltro consapevole della complessità del problema, non solo idrogeologica, ma anche «dominato da una grande massa di interessi pubblici e privati contrastanti». Pasetti venne criticato da Paleocarpa e ne seguì una polemica che bloccò tutto per una quindicina d’anni, fino a quando il Consiglio superiore dei lavori pubblici nel 1876 incaricò l’ingegner Davide Bocci di riprendere la questione. Altri progetti e altri studiosi, e intanto si susseguirono «una impressionante successione di piene elevate che culminarono nel 1905 in disordini idraulici tali da imporre la ricostituzione del Magistrato alle acque in seguito al quale venne nominata dal Ministero, nel 1908, una nuova commissione con l’incarico di studiare provvedimenti radicali per la completa sistemazione dell’Agno-Guà-Frassine». I progetti vennero presentanti nel 1912, i lavori iniziarono nel 1914, ma rallentarono subito per interrompersi poco dopo a causa di nuove emergenze che dimostrarono l’inefficacia del progetto. Venne il primo conflitto mondiale, a cui seguì il periodo fascista. Nell’area il progressivo aggravamento del dissesto idraulico del complicato sistema idrogeografico era evidente, ma la maggior parte degli interventi eseguiti fino al 1926 furono rialzi e rafforzamenti degli argini. Nel maggio 1926, in seguito ad intese precipitazioni, si verificò una violenta ed elevata piena dell’Agno-Guà, e così nell’autunno: «la minaccia fu gravissima e richiamò l’attenzione e l’intervento del Governo – spiega Milani -. Esclusa l’opportunità e la possibilità di ricorrere a nuovi sovralzi arginali per la difesa dalle piene, il Magistrato alle acque propose la creazione di un bacino idraulico». Condizioni particolarmente idonee si presentavano a Montebello dove c’era un terreno, circa 100 ettari, tra i due corsi del Chiampo e del Guà il cui piano di campagna era inclinato e al suo interno scorreva l’Acquetta, piccolo fossato che poteva fungere da “emissario del bacino d’invaso”. Le opere vennero iniziate immediatamente e furono condotte a termine in pochi mesi» e alla fine del 1927 il bacino idraulico era pronto. «Nella primavera del 1928 si ebbe una nuova alluvione, il bacino non poteva subire miglior collaudo e funzionò egregiamente, evitando qualsiasi tracimazione». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Isabella Bertozzo
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1