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28.02.2019

Molesta la figlia di amici: condannato

Ha molestato la figlia di amici. Quella che era un’ipotesi della procura è diventata certezza, nel primo pomeriggio di ieri, quando il collegio presieduto da Toniolo ha condannato a due anni di reclusione il cittadino bangladese Krishna Pada Nath, 40 anni, residente a Montecchio Maggiore in viale Europa. L’imputato è stato ritenuto responsabile di violenza sessuale ai danni di minorenne, nella forma più lieve delle molestie. L’imputato, difeso in udienza dall’avv. Michela Cressoni, dovrà risarcire la vittima e i suoi genitori, dei connazionali residenti in paese, parti civili con l’avv. Edoardo Marchesin, con 11 mila euro, oltre a 2.200 di spese. La pena per lui è sospesa se risarcirà le vittime entro un anno da quando la sentenza sarà passata in giudicato. I fatti contestati dal pubblico ministero Carunchio, che aveva sollecitato una condanna a 5 anni di reclusione, erano avvenuti a Montecchio il 3 febbraio di tre anni fa. Quel giorno l’imputato, un operaio, era nell’abitazione della famiglia di connazionali; approfittando dell’assenza dei padroni di casa, che gli avevano affidato momentaneamente la figlia, l’aveva costretta a subire atti sessuali, in particolare allungando le mani sul seno e cercando di toccarla anche nelle parti intime. La ragazzina era riuscita a ribellarsi e ad allontanarlo, e al ritorno dei genitori aveva raccontato loro che cos’era successo; ed era scattata la denuncia, oltre che la fine del rapporto amicale. Pada ha sempre contestato le accuse, ritenendole frutto della fantasia della ragazzina, che all’epoca dei fatti aveva 16 anni. Con lei aveva sempre avuto un buon rapporto e non riusciva a capitarsi delle ragioni della denuncia, a suo dire, del tutto inventata. La minorenne era stata ascoltata dagli psicologi ed aveva sempre confermato quelle avances da codice penale compiute da quell’uomo che aveva sempre goduto della stima dei suoi genitori, che conosceva da tempo. Questi ultimi, invece, avevano preteso giustizia, trovando inaccettabile il comportamento dell’amico del quale si fidavano, e che invece li aveva tradito molestando la figlia. In aula ieri la procura ha ricostruito la vicenda ricordando le varie prove a supporto della tesi accusatoria, e in particolare la fuga della minorenne dal suo appartamento, per sfuggire alle grinfie dell’operaio che quel giorno era stato particolarmente aggressivo e subdolo. Il tribunale ha ritenuto l’asiatico responsabile delle molestie, ed ha disposto per lui anche l’interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole e da ogni servizio pubblico o privato che abbia a che fare con i minorenni. Pada, invece, dopo che saranno depositate le motivazioni della sentenza potrà ricorrere in Appello per cercare di far valere le sue ragioni e per professare la sua estraneità alle accuse. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

D.N.
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