Montecchio Maggiore

Marco, il compagno di Alessandra a pezzi. «Al killer dissi di lasciarla stare»

Marco Ghiotto e la compagna Alessandra Zorzin in un momento felice al compleanno della figlia
Marco Ghiotto e la compagna Alessandra Zorzin in un momento felice al compleanno della figlia
Marco Ghiotto e la compagna Alessandra Zorzin in un momento felice al compleanno della figlia
Marco Ghiotto e la compagna Alessandra Zorzin in un momento felice al compleanno della figlia

«Lo avevo incontrato una volta. Ero tornato a casa e l'ho trovato in garage. Era il luglio scorso. Gli ho detto solamente di lasciare in pace Alessandra. Poi sono salito nel mio appartamento. Non l'ho più visto». Marco Ghiotto, ai carabinieri, ha subito fornito il nome e il numero di telefono di Marco Turrin. Sapeva di quella guardia giurata che frequentava la sua abitazione, e non gli piaceva. Il numero del cellulare ce l'aveva perché Ale lo aveva contattato dal suo smartphone. Quando ha sentito la descrizione dei vicini di casa ha subito compreso di chi si trattava. Non poteva certo immaginare che quel padovano, a cui la sua compagna pareva affezionata come ad un caro amico, potesse ucciderla. Portargliela via all'improvviso.

Ghiotto era orgoglioso della sua famiglia. Lavora da anni come carpentiere per una ditta di Tavernelle, dove è stimato da colleghi e superiori, e l'altra mattina era uscito di casa al mattino, come al solito, in base ad una routine consolidata, con la sua auto. «Faccio una vita molto semplice - ha riferito ai militari -, vado in fabbrica al mattino, mi fermo per una veloce pausa pranzo dai miei genitori, a Sovizzo, torno al lavoro e poi a casa rientro alle 18. La sera la passavo con Ale e con la nostra bambina, una grandissima gioia».

La piccola mercoledì era al nido, dove doveva passare a prenderla la mamma per portarla nel salone di parrucchiera dove lavorava per tagliarle i capelli. Le colleghe l'hanno attesa invano, e al nido è arrivata invece la zia.I genitori di Marco mercoledì sono corsi a Valdimolino non appena hanno saputo la sconvolgente verità. Sono stati vicini al figlio, sconvolto, sotto choc.

La loro oggi è una famiglia distrutta da un dolore che non ha spiegazione, che non si poteva neanche lontanamente immaginare. Sono stati accompagnati dai carabinieri della compagnia di Valdagno in caserma, mercoledì sera. Poi sono rientrati a casa. Marco è con loro, e il pensiero va alla bimba, che ha perso la mamma che stravedeva per lei. Anche i famigliari di Alessandra - che lascia nel dolore i genitori, di Montecchio Maggiore, e due sorelle - sono disperati.

Gli inquirenti raccoglieranno le loro testimonianze nei prossimi giorni, quando si saranno ripresi, anche perché il quadro in cui è maturata la tragedia di contra' Viale sembra terribilmente chiaro. Quali ne siano le ragioni, da ricercare nella follia di un assassino che girava armato di una pistola che deteneva regolarmente non per servizio, ma per uso personale. Un killer che viene descritto da chi lo conosceva come un uomo pacato, riservato, che parlava poco, e che non dava certo l'idea di essere un violento. Uno che spara ad una ragazza, per ammazzarla a bruciapelo.

Ghiotto per molte ore non è stato in grado di spiegare nulla. È stato lui, infatti, a scoprire la tragedia assieme al vicino Saverio Schiavo dopo che la moglie di quest'ultimo, Rina, aveva dato un primo allarme. Ed è stata sempre Rina a contattare il 118, e quindi i carabinieri, spiegando che cos'era successo, di terribile, nell'appartamento sopra al suo. Quando ha aperto la porta, Ghiotto ha chiamato Ale. Ma non ha ricevuto risposta. Poi l'ha trovata, in camera da letto. Era già morta.

Con gli altri testimoni, i detective del maggiore Bortone e del luogotenente Contessa hanno ascoltato anche lui. Gli hanno chiesto se Alessandra temesse quella guardia giurata, ma non sarebbe così. Certo, a Marco non era piaciuto trovarselo in garage, quel pomeriggio di qualche mese fa, e glielo aveva detto chiaramente. «Gli ho chiesto di lasciarla stare». E, stando ai racconti, Turrin avrebbe diradato da allora le visite a Valdimolino, tanto che i vicini sostengono che era quasi sparito dalla circolazione. Fino a mercoledì, quando è venuto per uccidere, per lasciare soli un padre e la sua bambina, orfana di una mamma solare, che dalla parrucchiera, purtroppo, non la porterà più.