Montecchio Maggiore

Il dramma di Michele in coma da sei mesi dopo la caduta in montagna: una raccolta fondi per sostenere la famiglia

Michele non si è ancora svegliato. Sono passati 185 giorni da quel tragico incidente lungo la Strada delle Gallerie sul Pasubio dove Michele Confente, laureato, 24 anni di Montecchio, è precipitato durante un’escursione. Da quel giorno le sue condizioni sono molto gravi e non ha ripreso conoscenza, come fosse in coma. Ma nessuno perde la speranza: il papà Dario, la mamma Roberta, la sorella Martina e la fidanzata Elena, gli amici e i parenti.
Oggi Michele è ricoverato all’Ipab Agrifoglio, una struttura per cerebrolesi di Vicenza. Ma tutti sperano che si possa risvegliare, un giorno. Intanto gli amici hanno avviato, con il sostegno della parrocchia dei padri Giuseppini, una raccolta fondi per aiutare la famiglia nel pagamento della retta per la struttura sanitaria. Per i primi sei mesi del ricovero, infatti, le spese vengono sostenute dall’Ulss ma poi dovrà essere la famiglia a corrispondere il pagamento mensile di 700 euro. Tutti vogliono credere che Michele possa migliorare, perché vogliono rivedere quel suo sorriso che illumina gli occhi.
«Sta lottando e noi dobbiamo aiutarlo a riprendere in mano il suo piano per il futuro - hanno scritto gli amici sui social -. Michele ha sempre lavorato sodo continuando a fare sacrifici, per le persone che ama e per creare il futuro che desiderava. È un ragazzo dalle idee chiare ma al tempo stesso un gran sognatore. Buono, gentile e solare, una di quelle persone che almeno una volta nella vita bisogna conoscere. Eppure, la vita, in un attimo ha “messo in pausa” il suo progetto di vita». Erano le 19.47 di sabato 21 agosto 2021 quando il 24enne, che era insieme ad alcuni amici, stava percorrendo un sentiero sul Pasubio. Amante della montagna, non era certo la prima escursione che faceva. Nessuna scalata o ascensione, però, a lui piace fare a piedi i sentieri. In sicurezza. All’altezza della 47a galleria, improvvisamente, il dramma. È scivolato facendo un volo di 200 metri. Nonostante il pronto recupero e il trasporto all’ospedale di Trento in elicottero, le sue condizioni erano apparse fin da subito gravissime. Poi il trasferimento nel Vicentino, anche al San Bortolo. 
«Michele si è diplomato ai geometri con 100 - raccontano i familiari - e poi si è laureato in ingegneria chimica e, per mantenersi agli studi, da 4 anni lavorava al Tosano di Cerea nel Veronese. Aveva anche vinto una borsa di studio per effettuare un master in Ungheria ma aveva rinunciato per aspettare la laurea della fidanzata Elena, prevista pochi mesi dopo. Volevano trasferirsi negli Stati Uniti». Un sogno che è stato interrotto da quel volo.
«Non avrebbe mai fatto qualcosa di azzardato - proseguono i familiari -, non era certo uno sprovveduto. Quel pomeriggio era andato a fare l’escursione attrezzato. È un ragazzo assennato e in gamba». Proprio di tenacia e voglia di farcela parlano la mamma e la fidanzata. «Non è certo una persona che si arrenda - affermano -. Ha avuto momenti di sconforto, come tutti, però poi si era ripreso andando avanti con grinta. Noi due, la sorella, il padre e tutti speriamo che ce la faccia, facciamo il tifo per lui. Ci piacerebbe vederlo di più e magari stringergli la mano, per fargli sentire che gli siamo accanto».
Per la raccolta fondi avviata dagli amici di Michele, con il sostegno della parrocchia dei padri Giuseppini, il riferimento è il conto della parrocchia di Santa Maria Immacolata di Montecchio, Iban IT07O0839960530000000131157 con causale “Aiutiamo Michele”.

 

Antonella Fadda