CHIUDI
CHIUDI

19.12.2019

Dodicenne rimpatriato «Amal deve ritornare»

Un momento dell’incontro di ieri sera al teatro San Pietro.  FOTO TROGUC’è stata una mobilitazione per far rientrare il dodicenne in Italia
Un momento dell’incontro di ieri sera al teatro San Pietro. FOTO TROGUC’è stata una mobilitazione per far rientrare il dodicenne in Italia

Amal concentrato mentre gioca a scacchi, Amal che ama leggere Sandokan perché così si sente un tigrotto di Mompracem. Amal che ama scrivere, che è allegro, che gioca all’aria aperta con i suoi amici e che va volentieri a scuola. In questo e tanti altri modi è stato ricordato ieri sera al cinema San Pietro, il dodicenne Amal (il nome è di fantasia per tutelarne la privacy) e i suoi due fratellini figli di una coppia bangladese, in Italia da circa 20 anni, che ha deciso all’improvviso di portare i loro figli in patria. C’erano i suoi compagni di classe ieri sera, i loro genitori. C’era l’ex vicino di casa Giancarlo Bertola, che ha reso noto il caso, la presidente dell’Asd scacchi Miriam Scalco e il responsabile veneto degli scacchisti Tino Testolin. Tutti hanno chiesto che Amal, i fratellini e la mamma tornino in Italia, che possano continuare a frequentare la scuola e che venga rispettato il diritto allo studio. Un invito rivolto a gran voce anche dalla conduttrice della serata, la giornalista Lucia Bellaspiga. Serata che è iniziata con la proiezione di alcune immagini sulla storia del piccolo Fahim Mohammad, campione di scacchi approdato clandestinamente in Francia. Gli ex compagni di classe di Amal hanno letto sul palco alcuni pensieri per ricordare il loro amico. Un ragazzino allegro, che amava giocare a calcio, brillante e del quale si sente la mancanza. La storia di Amal, che ha avuto notevole eco nelle scorse settimane ancora oggi continua a far discutere. Era fine ottobre quando a Bertola è arrivato un messaggio. «Mia madre ieri mi ha detto che mi portava dal pediatra e invece stava andando all'aeroporto di Milano Malpensa. Adesso siamo a Dubai. Come faccio con la scuola? Avevo quattro verifiche non ho potuto studiare, neanche ho fatto i compiti. Lo puoi dire alla maestra?». Era Amal che aveva dovuto lasciare da un momento all’altro la scuola, gli amici, i compagni di classe e la città dove aveva sempre vissuto fin dalla nascita. Pochi giorni dopo arriva un altro messaggio: «Mi hanno portato in Bangladesh mentendomi. Non so cosa fare, hanno lasciato tutto: vestiti, libri di scuola. Tutto, anche la casa». Da allora, non c'è stato più alcun contatto. Ma l’ex vicino di casa, che seguiva Amal e il fratello più giovane nei compiti di casa, ha deciso di lanciare l’allarme anche alla luce, secondo quanto ha raccontato, di alcuni temi, messaggi e pensieri dove il dodicenne esprimeva disagio. Un disagio dovuto, a quanto pare, all’insofferenza dei genitori che non accettavano che leggesse libri, che Amal studiasse, che diventasse un cittadino aperto al mondo. Una situazione che ha spinto Bertola, come da lui stesso confermato, a rivolgersi alla scuola, ai servizi sociali e all'ufficio tutela minori dell'Ulss 8 Berica. Quando è partito l’esposto in procura dell’ente socio sanitario i genitori hanno deciso di far partire i bambini. Da allora, tranne pochi messaggi, di Amal non si è più saputo nulla. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Antonella Fadda
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1