CHIUDI
CHIUDI

05.11.2019

Differenziare la plastica vale 100 mila euro l’anno

Alcuni contenitori in plastica da avviare al riciclo.  FOTO ARCHIVIO
Alcuni contenitori in plastica da avviare al riciclo. FOTO ARCHIVIO

La plastica? A Montecchio si differenzia bene. Nella totalità dei rifiuti solidi urbani, infatti, la percentuale della plastica conferita dai castellani è del 7,2%. Un ottimo risultato se si pensa che è più bassa della media regionale, che è del 10,2%, di quella del bacino di Vicenza che registra il 7,5% e del capoluogo berico che supera quota 8 per cento. La plastica, la sua raccolta e i modi per migliorarne la differenziazione, sono stati al centro della commissione comunale ambiente e territorio che si sta occupando del futuro progetto riguardante appunto la plastica usa e getta. d illustrare dati e numeri è stato Alberto Carletti, presidente di Agno Chiampo Ambiente, la municipalizzata che si occupa del ciclo integrato dei rifiuti di proprietà di 22 Comuni soci. «Nel 2018 a Montecchio sono state raccolte 707 tonnellate di plastica e lattine - ha spiegato -, in pratica ogni cittadino ha prodotto 30 chili. Per quanto riguarda i rifiuti in generale sempre lo scorso anno sono stati raccolte 9.811 tonnellate. Di queste il 7,2 per cento è rappresentato dalla plastica». Proprio per sottolineare la buona posizione di Montecchio, Carletti ha fatto un paragone con un Comune vicino, che si equipara come numero di residenti, da cui risulta che la produzione di plastica pro capite è di 35 kg e la percentuale di questo materiale arriva a 8,2%. Grazie alla corretta differenziazione il presidente ha detto che la previsione di ricavi, per il 2019, ammonta a 137 mila euro, denaro che rientrerà nelle casse comunali. «Circa 100 mila arrivano proprio dal recupero della plastica mentre il restante da carta e vetro. Montecchio, per la raccolta porta a porta, spende oltre 845 mila euro a cui vanno aggiunti gli altri servizi come gestione degli ecocentri, spazzamento e pulizia strade. Il piano finanziario 2019 ammonta a 2 milioni 255 mila euro». Ma al di là dei numeri Carletti ha osservato che l’azienda di via Einaudi ha voluto fare una sorta di indagine per capire se e quali materiali fossero presenti nella frazione secca, quindi non riciclabile, raccolta porta a porta. «Abbiamo trovato che il 13% è plastica e lattine, 45% carta, 7% vetro mentre il restante 35% è effettivamente secco. Quindi basta vedere quanto in più costa smaltire l’indifferenziata ed è per questo motivo che facciamo pressione ai Comuni affinché venga migliorata». Numerose le domande poste dai consiglieri che hanno spaziato dalla raccolta nelle scuole o nelle zone artigianali e industriali ma soprattutto suggerimenti e percorsi per abbassare ancora di più il rifiuto plastico. «Stiamo già lavorando da diversi anni con le scuole, per sensibilizzare e spiegare il rispetto per l’ambiente e abbiamo già diversi risultati», ha risposto. A proposito degli eventuali impieghi e utilizzi di materiali alternativi e biodegradabili, di cui si parla da tempo a livello nazionale e mondiale, ha evidenziato: «Come aziende stiamo attendendo che la nostra associazione di categoria nazionale dia risposte sui materiali biodegradabili e anche linee guida da adottare in questo specifico campo». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Antonella Fadda
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1