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09.11.2019

Crollo del muro di villa Vescova Ora scatta l’indagine geologica

I teloni stesi per coprire la frana e ripararla dalla pioggia.  BERTOZZO
I teloni stesi per coprire la frana e ripararla dalla pioggia. BERTOZZO

Ampi teli coprono la frana che ha trascinato con sé parte del cortile e la recinzione posta sul muro di contenimento davanti a Villa Vescova di Brendola. Il giorno dopo l’amara scoperta del crollo che ha provocato lo scivolamento e lo sgretolamento di parte della mura, la pioggia ha peggiorato la situazione. E una prima stima dei danni parla di alcune decine di migliaia di euro per ripristinare la situazione, con interventi a sostegno del versante e del complesso strutturale. Il rapido intervento attuato nella giornata di giovedì ha permesso di coprire interamente l’area interessata dalla frana. L’armonia della veduta sulla villa, uno degli scorci più belli di Brendola, è rotta dai teli azzurri e dalle reti di colore arancione, svelando una problematica che sarà impegnativo risolvere. Il luogo, seppur interamente in area privata, è stato messo in sicurezza e al movimento laborioso di ieri si contrappone oggi l’immobilità e il silenzio sotto la pioggia. «I tecnici sono al lavoro per tenere monitorata l’area, ne sapremo di più la settimana prossima», fa sapere don Enrico Pajarin responsabile della Caritas diocesana a cui la Villa è stata affidata da qualche tempo. Stessa versione da parte del Comune: «La situazione è sotto controllo. Il sito è stato messo in sicurezza - spiega il sindaco Bruno Beltrame - e non ci è ancora giunta alcuna comunicazione dal geologo incaricato dalla Caritas per valutare la situazione. Arriverà la settimana prossima». Don Pajarin conferma anche la permanenza degli ospiti: «I residenti sono rimasti lì, spostati in un’altra ala della residenza». Poi parla dello stato d’animo in queste giornate difficili: «Ringraziamo l'amministrazione comunale per essersi subito messa a disposizione e tutte le persone che ci hanno espresso la loro vicinanza e solidarietà. Affrontiamo questo momento con inevitabile preoccupazione, ma anche con la speranza di risolvere in tempi brevi il problema e riaprire al più presto la Villa alle iniziative pubbliche legate alla nostra missione, ossia i temi dell’inclusione sociale e dell’educazione alla legalità». La frana arriva in un momento molto delicato per la vita della struttura che solo da pochi mesi era stata riaperta. Chiusa dal 2014, dopo la morte del Vescovo emerito Pietro Nonis che vi aveva risieduto per una decina d’anni, la Villa era stata oggetto di alcuni lavori di manutenzione prima di iniziare le attività previste dal progetto di Caritas nel luglio scorso. Per una stima dei danni è ancora presto: «Difficile quantificarli perché si tratta di interventi su manufatti datati e in corso d'opera possono emergere ulteriori problemi - spiega Beltrame -. In base ad alcuni lavori eseguiti di recente dal Comune, di rifacimento e consolidamento di mura di contenimento simili, ipotizzo che il danno si possa quantificare in qualche decina di migliaia di euro». Anche sulle cause non ci sono certezze, solo la relazione del geologo potrà essere più precisa. La storicità del sito, gli sbalzi termici e la pioggia tra le prime ipotesi, mentre sulle voci che circolano in paese in merito ad alcuni alberi tagliati di recente i responsabili di Caritas spiegano che «da quando siamo lì noi non sono stati tagliati alberi in quell’area, è stata tolta parte della siepe riposizionata in alcune aiuole». Per Don Pajarin ad aver contribuito al verificarsi della frana ci sono «la vetustà del manufatto, infiltrazioni d’acqua e sbalzi termici». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

I.BER.
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