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01.12.2019

Architettura verde Il premio Andreasi tutela l’ambiente

Il sindaco Trapula a sinistra e, al centro, Attilia Nalin Andreasi con i premiati del concorso “Andreasi”.  TROGU
Il sindaco Trapula a sinistra e, al centro, Attilia Nalin Andreasi con i premiati del concorso “Andreasi”. TROGU

Successo per la sesta edizione del “Premio Andreasi” per ricordare Luca Andreasi, architetto prematuramente scomparso nel 2006 a 43 anni. Un premio, con cadenza biennale, su tesi di laurea tra i più significativi per le Facoltà di Architettura italiane, istituito dal Comune di Montecchio Maggiore in collaborazione con l’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori di Vicenza, con il consenso e il sostegno della famiglia e in particolare della signora Attilia Nalin Andreasi, madre di Luca. Un premio che nasce dalla convinzione che l’educazione alla buona architettura si eserciti con la sua divulgazione e che i neolaureati possano dare un significativo contributo attraverso il confronto tra progetti. Durante la cerimonia di premiazione in Corte delle Filande, condotta dalla giornalista Nicoletta Martelletto vice caporetaddore de “Il Giornale di Vicenza”, sono stati premiati, a seguito di una selezione su scala nazionale, quattro giovani laureati in architettura. Il tema verteva sulla contestualizzazione di un linguaggio architettonico contemporaneo, ma anche su architettura del paesaggio, tecnologia dei materiali e tecniche costruttive, recupero di edifici storici, sviluppo e la pianificazione del territorio e architettura sostenibile. Il primo premio, di 4.500 euro, è stato assegnato a Matteo Specogna dell’Università di Udine per una tesi su “Gli stavoli in Friuli e nella vicina Slovenia. Progetto di riconversione nelle valli del Natisone, come dimore tremporanee a servizio della stazione di terapia forestale”. Una tesi che punta al recupero sostenibile di dimore contadine, come stazioni di “terapia forestale” per la cura di malattie respiratorie come l’asma. I fienili (“Seniki”) che un tempo servivano ai contadini per stoccare il fieno e i “Kazoni”, costruzioni agricole di ricovero, diventano, quindi, piccole case per persone che vi soggiornano, in mezzo alla natura. Il secondo premio, del valore di 2.500 euro, è stato, invece, attribuito a Giulia Battocchia ed Elisa Carraro del Politecnico di Milano per “WineNot”. Un ex zuccherificio di San Bonifacio, con questo studio di tesi, sarebbe diventato la sede di un grande centro di ricerca enologico con un parco caratterizzato dall’alternanza di vitigni e padiglioni espositivi per la conoscenza del vino. Un progetto ammirevole per la volontà di riqualificazione urbana per rivitalizzare e ripopolare un’area abbandonata. L’importanza sta nel potersi considerare un progetto-pilota di realtà similari, di stabilimenti industriali dismessi, frequenti nella realtà veneta, in una visione di futuro in chiave di sostenibilità ambientale e socioeconomica. Una menzione speciale, infine, è stata assegnata a Giovangiuseppe Vannelli dell’Università di Napoli Federico II per una tesi su “La Pazzia delle città dei morti. La morte della città dei pazzi. Possibilità per le memorie delle eterotopie di Napoli est”. Una tesi che propone una nuova concezione del cimitero, come parco memoriale dei sepolcri immersi nella natura, luogo della memoria collettiva e individuale. Nello specifico, sono messi in relazione l’ex ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi ed il sistema cimiteriale della collina di Poggioreale, attraverso una loro riqualificazione. L tesi sono state presentate dai laureati durante la serata, con premiazione che ha visto anche l’intervento dell’architetto Luca Pellegrini di Architetti senza frontiere e Civico 24 che ha ribadito l’importanza della sostenibilità e dell’etica nell’architettura d’oggi. Significativo è stato l’intervento del Maestro Bepi De Marzi, che ha formulato una preghiera rivolta agli architetti: “Dio dell’universo, ispira gli architetti verso il bello. Fa che lavorino per la pace, per la speranza di tutti”. Anche l’architettura deve essere, quindi, una tensione verso il bello e l’armonia. Un’impostazione che ha trovato conferma anche nelle parole del sindaco di Montecchio Maggiore Gianfranco Trapula, che ha ribadito l’importanza di una maggiore conoscenza del territorio, di un rapporto sano tra uomo ed ambiente. Incisivo è stato anche l’intervento dell’architetto Simone Matteazzi, vicepresidente dell’Ordine degli architetti, paesaggisti e conservatori di Vicenza: «Il nostro mestiere ha le sue radici nelle relazioni, nel fare il nostro lavoro con onestà». E agli architetti si è rivolto così: «Abbiate l’umiltà di sporcarvi le mani e le scarpe. Mettetevi in gioco». «Quando ripenso a Luca, mi vengono in mente le lunghe chiacchierate sull’architettura. Non è solo una passione, ma un modo di esprimersi. Luca era - ha ricordato la madre Attilia Nalin Andreasi - una persona trasparente, semplice, un sognatore». Lo slancio di Luca Andreasi rivive in ognuno di questi giovani talenti premiati e nelle loro idee costruttive e lungimiranti. «È importante recuperare l’esistente, conservare il paesaggio, togliere confini e barriere e - ha concluso a nome della giuria l’architetto Giuseppe Pilla - dare un senso sociale a ciò che si fa». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Laura Guarducci
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