Caldogno

Va via con l'amante e lascia i bimbi a casa da soli: mamma condannata

L’imputata, anziché rimanere con i bambini, era uscita di casa con un altro uomo (foto d'archivio)
L’imputata, anziché rimanere con i bambini, era uscita di casa con un altro uomo (foto d'archivio)
L’imputata, anziché rimanere con i bambini, era uscita di casa con un altro uomo (foto d'archivio)
L’imputata, anziché rimanere con i bambini, era uscita di casa con un altro uomo (foto d'archivio)

Quella sera i ragazzi avevano contattato uno zio, che poi aveva informato il padre, mentre interveniva un vicino di casa. I due fratelli, che avevano 12 e 6 anni, erano a casa da soli. La mamma era uscita, rimase fuori per circa tre ore, rientrando attorno a mezzanotte e mezza. È quanto è emerso al termine del processo a carico di L. B., 43 anni, residente a Caldogno. L’imputata (di cui pubblichiamo le iniziali per non rendere riconoscibili i figli minorenni) è stata condannata ieri mattina, al termine di un lungo e articolato dibattimento, a 6 mesi di reclusione per abbandono di minorenni aggravato. Assistita dall’avv. Francesca Faresin, ha goduto della sospensione condizionale della pena; il giudice Lagrasta, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero onorario Secco, l’ha condannata anche a risarcire il padre dei suoi bambini, che ha 52 anni ed è di Thiene (era parte civile con l’avv. Francesca Rando), con 500 euro oltre a 2.800 di spese legali.
I fatti contestati dalla procura, dopo la denuncia presentata dal padre dei due ragazzini, erano avvenuti a Caldogno il 27 giugno 2018. In base a quanto ricostruito, sulla scorta anche delle indagini compiute dalla polizia giudiziaria, che aveva raccolto alcune testimonianze, i genitori di due ragazzi erano separati e i figli erano stati affidati alla mamma. Quella sera, l’imputata si sarebbe allontanata da casa, uscendo intorno alle 21.30; rientrò qualche ora dopo, a bordo dell’auto condotta da un uomo con cui aveva trascorso la serata e che si fermò vicino alla sua abitazione, senza scendere dall’abitacolo. Fra l’altro, lei aveva lasciato le chiavi dell’ingresso di casa attaccate alla porta, all’esterno, favorendo in questa maniera la possibilità per un estraneo di entrare. I due bambini, che per il magistrato non erano in grado di «provvedere autonomamente alle più elementari esigenze di vita», erano rimasti da soli, e fortunatamente non era accaduto nulla di grave, anche se si erano spaventati. 
Ma della circostanza era stato informato il padre, che era andato comprensibilmente su tutte le furie e aveva deciso, qualche giorno dopo, di formalizzare una denuncia per il comportamento tenuto dalla sua ex. I rapporti non erano certo ottimi già in precedenza, ma la circostanza aveva decisamente acuito le distanze.
In aula in quasi tre anni di dibattimento sono sfilati diversi testimoni, dallo zio dei ragazzini, il primo a intervenire, ad un vicino di casa, che riferì del trambusto e dell’arrivo della padrona di casa a notte fonda.
L’imputata si è difesa, spiegando da un lato che l’assenza era stata ben più breve, e contestando la sussistenza stessa del reato che le veniva contestato. Per la pubblica accusa e per la parte civile, invece, lei avrebbe dovuto rimanere con i figli, ancora in tenera età, o affidarli a qualche adulto durante la sua assenza; certo, non avrebbe dovuto lasciarli da soli. Il tribunale ha accolto questa impostazione e l’ha condannata. 

Diego Neri