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05.07.2019

Union, il sogno infranto nella cessione

Le ragazze del Volley Union Creazzo mentre festeggiavano la promozione in serie C. BRUNGiovane atleta con la bandiera simbolo di attaccamento alla squadra
Le ragazze del Volley Union Creazzo mentre festeggiavano la promozione in serie C. BRUNGiovane atleta con la bandiera simbolo di attaccamento alla squadra

E alla fine lo sport perde ancora. A farne le spese questa volta sono le ragazze del Volley Union Creazzo, che poco più di un mese fa stavano festeggiando la promozione in serie C sul campo del Rosà. Qualche sera fa, in una riunione con lo staff societario e le atlete, il presidente Luca Casarotto ha annunciato la cessione della squadra all’Anthea Volley Vicenza. La decisione è maturata in seguito a una grave situazione familiare e alla necessità di scegliere tra cessione e fallimento. La società entrerà ora nelle mani dell’Anthea che, rappresentata dal dg Luca Milocco, assicura la sopravvivenza delle giovanili, a patto di poter usufruire della serie C per le sue ragazze dell’under 18. La società diventerà di fatto una succursale dell’Anthea, dove poter coltivare le giovani migliori e prelevarle al momento opportuno. E così tredici ragazze si ritrovano a piedi, in un momento dove la maggior parte delle squadre ha già sistemato la rosa in vista della prossima stagione. Quasi tutte ragazze di Creazzo, che il sabato sera riempivano il palazzetto di familiari, amici, morosi, ma anche tanti tifosi, che le conoscevano per nome, orgogliosi che Creazzo fosse rappresentato da quel gruppo che incarnava i valori dello sport, una vera eccellenza del territorio. Incredulo il mister Carlo Romio: «E pensare che avevo già chiamato altre quattro giocatrici per rafforzarci in vista della serie C – spiega – se guardiamo da un altro punto di vista, regalare la serie C alle ragazze dell’Anthea, tutte giovanissime, dopo avere conquistato la categoria, che valore sportivo ha? Qual è il messaggio educativo? L’anno scorso erano in serie D, nel nostro girone, e sono retrocesse. Ora si ritrovano in una categoria superiore, e solo perché gli è stata regalata. Bisogna insegnare ai giovani a guadagnarsi le cose». Ma la batosta più grande è per le ragazze. Finita la riunione, tra le lacrime trattenute a stento e la frustrazione, la situazione è quella di chi non può che constatare che ormai tutto è perduto. E non si tratta solo di sport: era una storia che andava ben oltre l’aspetto agonistico: «Chi non è mai stato in una squadra non può capire ciò che si era venuto a creare – racconta Martina Molon - tredici ragazze che si trovavano quattro sere a settimana, unite per un obiettivo comune. Il legame che abbiamo stretto difficilmente sarebbe nato al di fuori dello spogliatoio. Ci trovavamo sempre anche fuori dal campo: era una seconda famiglia. Era da tre anni che ci impegnavamo per raggiungere la serie C, abbiamo lottato e alla fine ce l’abbiamo fatto. Ora ci sentiamo abbandonate e tradite». «Non so nemmeno come dirlo alle ragazze che alleno - aggiunge Beatrice Gennaro, giocatrice e allenatrice dell’under 12 - venivano a fare il tifo per noi ogni sabato sera, non aspettavano altro. Sarà difficile comunicare loro che dall’anno prossimo non sarà più così» E chissà se l’anno prossimo al palazzetto, ogni maledetto sabato sera, ci sarà ancora qualche tifoso sugli spalti che si ricorderà di quelle ragazze, e che quella serie C l’hanno conquistata loro, con le unghie e con i denti. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Francesco Brun
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