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27.02.2019

«Non respiravo, ma dovevo salvare i bambini»

Il condominio dove si è sviluppato l’incendio lunedì mattina. Ora è tutto inagibile. FRISONBouzzan Driss ( a destra) con il padre della ragazza che ha dato l’allarme
Il condominio dove si è sviluppato l’incendio lunedì mattina. Ora è tutto inagibile. FRISONBouzzan Driss ( a destra) con il padre della ragazza che ha dato l’allarme

Ha portato in salvo la sua famiglia e poi è tornato al terzo piano per portare in salvo quella dei vicini. Bouzzan Driss, marocchino di 47 anni, è stato uno degli “eroi” del condominio di via Cividale 73, a Marola, andato in fiamme lunedì mattina. «Abito al terzo piano, dalla parte opposta rispetto all'appartamento del primo piano dove è scoppiato l'incendio, ma il fumo era lo stesso tantissimo – racconta Bouzzan, che abita in via Cividale da appena quattro mesi -. Non si vedeva niente, si soffocava, ho detto a mia moglie di aggrapparsi a me, mentre a sua volta teneva stretta nostra figlia di 6 anni. Sono riuscito a raggiungere il pianerottolo e grazie al corrimano siamo scesi dalle scale, fino in strada». A quel punto, però, Bouzzan è tornato al terzo piano, per aiutare la famiglia dei vicini, di origine macedone. «Il loro appartamento era invaso dal fumo, impossibile muoversi – prosegue -. Allora ho aiutato la moglie e i due figli piccoli della coppia a raggiungere il nostro terrazzo. Da lì siamo scesi in strada». Alla fine Bouzzan ha fatto su e giù dall'appartamento per quattro volte, «i medici hanno detto che sono quello che ha respirato più catrame», scherza. Tutti gli appartamenti di via Cividale sono inagibili, in parte per l'aria insalubre a causa del fumo, in parte per i danni provocati dalle fiamme, ancora da quantificare. Intanto, le 11 famiglie che abitavano nel condominio hanno tutte trovato una sistemazione, da parenti, da amici, in spazi messi a disposizione dalla parrocchia o dal Comune. Ieri gli abitanti hanno potuto salire ai loro appartamenti per recuperare oggetti di valore, vestiti e beni di prima necessità. La notte tra lunedì e martedì, Bouzzan l'ha passata in auto, davanti la condominio, assieme a Hilton, 63 anni, cittadino italiano di origine ghanese e padre della ragazza che ha dato l'allarme lunedì mattina, quando le fiamme divampavano e in molti dovevano ancora rendersi conto di quanto stava accadendo. «Qui è tutto aperto, se qualcuno volesse entrare a vedere se c'è qualcosa da rubare potrebbe farlo indisturbato, così abbiamo deciso di passare la notte in strada, per fare la guardia – racconta Hilton -. È stata mia figlia a dirci dell'incendio, e pensare che proprio lunedì era il suo compleanno. Abitiamo al secondo piano, ma c'era troppo fumo per scendere le scale, così ho buttato un materasso dalla terrazza e ci siamo calati da lì». I tempi per rientrare nelle loro abitazioni, però, saranno lunghi. «Noi che abbiamo avuto il fumo in casa dovremmo aspettare una settimana per capire che lavori fare, ne abbiamo parlato proprio stamattina con gli operai di una ditta – racconta Bouzzan -. Ma per l'appartamento andato in fiamme ci vorranno sei mesi di lavori, il soffitto è completamente andato da quanto ci hanno raccontato». In tutto, il condominio conta dodici appartamenti su tre piani, quattro per piano. L'origine dell'incendio, scoppiato nella stanza di un appartamento al primo piano dove erano depositati pacchi di vestiti, è ancora tutta da stabilire. Nell'appartamento erano domiciliati tre giovani del Ghana, uno dei quali è finito all'ospedale per intossicazione, assieme ad altre otto persone tra cui una donna cinese di 48 anni che, in preda la panico, si è lanciata dal terzo piano fratturandosi il femore. Ad accorgersi dell'incendio, attorno alle 7 di mattina, è stata una vicina che stava correndo in strada quando ha visto uscira dalla palazzina la figlia di Hilton per andare a scuola. Allora le ha gridato che c'era l'incendio e la ragazza, 15 anni, è corsa a dare l'allarme, suonando tutti i campanelli. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Andrea Frison
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