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23.04.2019

«Era un camminatore esperto Conosceva bene quei monti»

Roberto Trevellin, 57 anni
Roberto Trevellin, 57 anni

Via Tesina, a Marola, è un nastro stretto di cemento che si inoltra verso i campi. Il silenzio qui è di casa, ma oggi si fa sentire ancor di più. Fuori dal civico 25, la casa in cui Roberto Trevellin, 57 anni, imprenditore edile, abitava con moglie e figlia, Riccardo, il fratello, affida al fumo di una sigaretta fatta a mano dolore, domande e quel dubbio che non lascia pace: ma come è potuto succedere? «Roberto era un camminatore esperto e non certo sprovveduto. Il Pasubio, poi, era la sua meta e quella strada fino al Rifugio Papa l'aveva fatta chissà quante volte. Lo hanno trovato in un canalone, eppure era attrezzato per l'escursione, faccio fatica a credere che sia successo a lui». Appassionato di escursioni, la vittima sapeva che la montagna va rispettata e lui difatto la rispettava, adottando accorgimenti e precauzioni ogni volta che si muoveva. «Era uno sportivo, amava l'aria aperta, quando era a casa faceva spesso footing per le strade qui attorno. E amava il Pasubio. Doveva essere una uscita come le altre, invece...». Invece, che non sarebbe stato così lo si è capito a mezzogiorno. «La moglie Manuela lo aspettava per il pranzo, ma non solo tardava, non rispondeva neppure alle chiamate telefoniche». Uscito di casa all'alba, pare abbia mandato anche una foto ai familiari qualche attimo prima dell'incidente, quasi a rassicurarli. L'ultimo scatto, poi l'attesa. Divenuta ansia con il passare dei minuti. Allertati i Carabinieri, che a loro volta hanno attivato la macchina del soccorso alpino, a parenti e amici non è rimasto altro che aspettare, con il silenzio che via via diventava più pesante e foriero di cattive notizie. Poi, la telefonata. Il corpo senza vita di Roberto Trevellin era stato ritrovato sotto una massa di neve. Travolto da una valanga. Un'altra massa di neve ha investito pure i soccorritori mentre recuperavano lo sfortunato escursionista lungo quella Stradaa degli Eroi così conosciuta dagli appassionati ma trasformatasi in un attimo in trappola micidiale, complice l'aumento improvviso, di queste ore, delle temperature che ha smosso e reso insidiosa la neve. «Ripeto, non era la prima volta e non ci credo ancora». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Roberto Luciani
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