Emergenza acqua

Risaie nella morsa della siccità. Si testa la semina “in asciutta”

La siccità sta mettendo in difficoltà anche le tradizionali risaie di Grumolo delle Abbadesse. (Foto Archivio)
La siccità sta mettendo in difficoltà anche le tradizionali risaie di Grumolo delle Abbadesse. (Foto Archivio)
La siccità sta mettendo in difficoltà anche le tradizionali risaie di Grumolo delle Abbadesse. (Foto Archivio)
La siccità sta mettendo in difficoltà anche le tradizionali risaie di Grumolo delle Abbadesse. (Foto Archivio)

«Per fare il riso ci vuole l’acqua. E di acqua non ce n’è». Semplice. In questi mesi di discesa inarrestabile verso una siccità sempre più grave, la risorsa idrica è ormai agli sgoccioli anche per le risaie di Grumolo della Abbadesse. «Se continua così, ne abbiamo per altri quindici giorni - avverte il sindaco di Grumolo Andrea Turetta - dopodiché saranno problemi seri per il riso». Un presidio di eccellenza gastronomica (marchio Slow Food) che come tutta la produzione risicola veneta e italiana rischia di venire “bruciato” dall’assenza di piogge e da falde ai minimi storici. «Non c’è acqua», ribadisce il presidente provinciale di Coldiretti Martino Cerantola. «Addirittura si sono dovute sospendere le irrigazioni di soccorso -riferisce Cerantola - tutti i produttori sono in forte difficoltà». 

Sono una quindicina i coltivatori che producono il celebre vialone nano (ma anche altre varietà) garantendo al mercato la base perfetta per tante ricette - risi e bisi in primis - e il mantenimento di una tradizione secolare. A Grumolo infatti (e in parte anche nella vicina Torri di Quartesolo, oltre che a Gazzo Padovano) il riso si coltiva dal Cinquecento, grazie all’intuizione delle monache dell’abbazia benedettina di San Pietro di Vicenza. Alle badesse si devono la bonifica dei terreni, il disboscamento e il prosciugamento delle paludi e degli acquitrini in un territorio che, da Grumolo alla prima cintura padovana, comprende oggi circa 120 ettari di risaie. Meno della metà rispetto a cinque secoli fa. In quelle zone, da marzo in poi, la cartolina più tipica e pittoresca è rappresentata proprio dalle geometrie acquatiche che trapuntano le campagne.

È all’inizio della primavera che avviene infatti la fase più caratteristica della coltivazione del riso, ovvero la sommersione, con l’allagamento delle risaie, che vengono riempite d’acqua fino a 3-5 centimetri (un tempo molti di più). Nel giro di otto giorni il seme di riso si gonfia ed emette le radichette. Dopodiché, la risaia sarà prosciugata e irrigata fino al raccolto, generalmente tra settembre e ottobre. Questo, perlomeno, è il processo che il ciclo del riso segue da centinaia di anni. «Oggi però le cose sono cambiate, attualmente siamo nel bel mezzo della crisi idrica, ma l’acqua scarseggia da tempo», sottolinea Paola Ballardin, segretaria di zona Coldiretti.

Basta dare un’occhiata a canali e rogge per rendersene conto: «L’80 per cento è asciutto, dalla Moneghina al Riale, al rio Tergola, solo il rio Tesinella è ridotto del 40 per cento e parliamo di corsi che, anche in modo indiretto, alimentano le risaie», rammenta il sindaco, che ha sollecitato un incontro con il consorzio di bonifica Brenta. «Bisognerà intervenire, questi giorni sono cruciali per il riso, perché l’acqua funge da compensatore termico, specie con il caldo e se viene a mancare sono problemi grossi», evidenzia Turetta.

Di qui la necessità, per gli agricoltori, di percorrere nuove vie, innovando e sperimentando, come ha deciso di fare Domenico Rigo, titolare di “Riso Palladio” a Vancimuglio. Un’azienda dove il riso è di casa, letteralmente, fin dagli anni Venti. Se per il nonno di Domenico la semina era rigorosamente sommersa, Domenico quest’anno, per la prima volta, ha optato per quella in asciutta. «Si tratta di un procedimento un po’ diverso, ritardato rispetto alla norma e infatti abbiamo seminato a metà giugno invece che a fine aprile - spiega Rigo - con l’obiettivo proprio di limitare l’acqua; in questo modo risparmiamo almeno un mese/40 giorni di sommersione».

Quale sarà il risultato lo si scoprirà solo al momento del raccolto, che per i dieci ettari di vialone nano e di carnaroli biologico di “Riso Palladio” avverrà dopo la metà di ottobre. «Non abbiamo mai provato a ritardare così tanto la semina, ma puntiamo sul fatto che, non essendo il nostro un prodotto trattato, potrebbe avere un ciclo leggermente più breve», conclude Rigo. 
Nel frattempo, l'auspicio dei risicoltori e di tutti gli agricoltori è che si metta in moto una macchina coordinata di interventi e sostegni, a cominciare dai provvedimenti a livello locale. Come annuncia il sindaco, a breve potrebbe essere varata una stretta all’utilizzo dell’acqua, con restrizioni mirate per esempio al lavaggio domestico dell’auto. 

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Giulia Armeni