«Polveriera profughi, salvi solo con lo Sprar»

Il vicesindaco Rigoni durante una seduta del Consiglio. STELLA-CISCATOPartita di calcio di alcuni richiedenti asilo ospitati a Sandrigo. STELLA
Il vicesindaco Rigoni durante una seduta del Consiglio. STELLA-CISCATOPartita di calcio di alcuni richiedenti asilo ospitati a Sandrigo. STELLA

«Non sono un razzista. Parlo da vicesindaco non leghista, ma di centrosinistra. Anche se non ho alcuna tessera e non mi riconosco nell’attuale linea del PD». Quando si siede alla scrivania, nel suo ufficio in municipio, per parlare di accoglienza dei migranti e di soluzioni per «far vivere dignitosamente i richiedenti asilo ospitati in paese e far dormire sonni tranquilli a chi abita a Sandrigo», Giovanni Rigoni ci tiene subito a mettere in chiaro che non parla sull’onda dell’emozione o di colori politici. Lo fa «dopo aver ben valutato la situazione».

Un viavai continuo quello dei migranti. Ma quanti sono?

«Circa 200. Troppi per un paese di 8.600 abitanti. Si rischia di innescare un effetto “polveriera”. L’unica soluzione è aderire allo Sprar».

In che senso?

«Basta che 10 o 15 di loro si rechino al bar per vedere la partita in tivù e magari questo può generare disapprovazione da parte di qualche intollerante».

Perché, è già successo?

«Fino ad ora no, ma da amministratore responsabile della sicurezza devo pensare anche a queste cose».

È stato questo il pensiero che l’ha portata ad annunciare le sue dimissioni?

«Il problema c’è e non ci dormo la notte. Così, sì è vero, ho detto pubblicamente che me ne sarei andato».

Poi però è rimasto.

«Ero convinto di andarmene, ma ci ho ripensato dopo tutte le molte attestazioni di stima nei miei confronti. Anche da parte di avversari politici».

Ma torniamo alla questione accoglienza. Gli hotel Ginia e Canova sono al collasso?

«Al collasso no, ma di certo con la situazione attuale non si può garantire dignità ai richiedenti asilo e nemmeno ai residenti. Quando finirà il periodo per lo status di rifugiato, che faremo? Dobbiamo lavorare per tempo».

Sì, ma in che modo?

«Collaborazione tra volontariato, cooperative e Amministrazione comunale. Ma questo si può fare solo con un altro tipo di numeri: con il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati ci spetterebbero dai 20 ai 25 migranti e allora sì che diventerebbe tutto più gestibile».

In paese cosa ne pensano?

«È stata avviata una raccolta firme da un comitato di cittadini. Un’iniziativa che noi abbiamo appoggiato come Amministrazione».

Ed è proprio convinto che con una petizione, con destinazione finale la Prefettura, si possa davvero risolvere il problema?

«Nel testo della raccolta firme viene chiarito che la nostra Amministrazione comunale è disposta a entrare nello Sprar, a patto però che si arrivi a chiudere gradualmente, secondo un piano temporalmente chiaro e definito, i due hotel attualmente in uso».

Però suona come un ricatto.

«Niente affatto, l’idea del comitato di cittadini è lanciare un forte segnale affinché questa situazione trovi una soluzione al più presto ribadendo il valore di convivenza civile dell’accoglienza, come evidenziato nel documento».

Il testo della petizione, come confermato dal Comune, è disponibile in biblioteca. Si può firmare in piazza, in occasione del mercato settimanale e la domenica mattina.

Giancarlo Brunori