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29.12.2019

Tre anni di lotta, Mirco non ce l’ha fatta

Mirco Faccio in una sorridente immagine con la mamma Silvia e il papà Enrico. A.FR.L’ospedale San Bortolo.  ARCHIVIO
Mirco Faccio in una sorridente immagine con la mamma Silvia e il papà Enrico. A.FR.L’ospedale San Bortolo. ARCHIVIO

Ha lottato fin dalla nascita Mirco Faccio, il bambino di Quinto Vicentino spentosi il giorno di Natale, ad appena 3 anni. Ha lottato con una malattia terribile e rarissima, sostenuto dall’amore dei suoi genitori Silvia ed Enrico, dei suoi famigliari e da quella voglia di vivere che solo un bambino di 3 anni può avere. «Dal momento della nascita, Mirco, che era il nostro angelo, ha iniziato a manifestare problemi di salute - racconta la mamma Silvia Giuriato, 29 anni -. Erano state ipotizzate varie malattie. Poi si è capito che alla base di tutto c’era una malattia genetica rarissima, di cui esistono appena una cinquantina di casi in letteratura». Si tratta della Mia-Cid, acronimo che sta per Multiple Intestinal Atresia-Combined Immunodeficiency, malattia che causa una atresia dell’intestino per la quale in alcuni punti risulta occluso, combinata con immunodeficienza e quindi l’incapacità per il sistema immunitario di difendere l’organismo dalle malattie. «Da subito - racconta la mamma - ci hanno detto che per Mirco non c’erano speranze e che l’unica possibilità poteva essere il trapianto di midollo osseo e di intestino». Speranza alla quale la mamma ed Enrico, il papà di Mirco, si sono tenacemente aggrappati. «Non si trattava di trapianti semplici, specialmente per un bambino così piccolo, ma con il mio compagno siamo andati avanti, abbiamo lottato per fare quello che era umanamente possibile per Mirco». Una scelta che ha significato trascorrere con il piccolo 13 mesi all’ospedale San Bortolo di Vicenza per poi fare armi e bagagli e partire alla volta di Roma, dove Mirco è stato ricoverato all’ospedale pediatrico Bambino Gesù. «A Roma - prosegue la mamma - i medici sono riusciti ad effettuare il trapianto di midollo, reso possibile anche dall’utilizzo delle mie cellule staminali manipolate». Il trapianto è andato bene, ma la famiglia di Mirco ha dovuto nuovamente mettersi in viaggio, stavolta alla volta di Bergamo, dove il bambino è arrivato a maggio di quest’anno. «A novembre gli sono stati trapiantati l’intestino e il fegato, perché da quando è nato non lo aveva mai utilizzato per nutrirsi. Sono stata io stessa a donargli una parte dei miei organi», racconta Silvia. Anche in questo caso, dal punto di vista medico i trapianti sono andati bene: «Mirco non ha rigettato i nuovi organi e non ha avuto segni di Gvhd (aggressione da parte di cellule del donatore sui tessuti del recente), ma sono subentrate complicazioni che nessuno si aspettava. Mirco è sempre stato una forza della natura, ma dentro la malattia lo aveva reso fragile. Dopo l’ultimo intervento non ha più recuperato, e pochi giorni fa ha avuto una insufficienza multiorgano». A quel punto non c’è stato davvero più niente da fare. Mirco si è spento il giorno di Natale. Ieri sera la chiesa di Gambugliano, paese di origine di Silvia, ha ospitato una veglia di preghiera e un altra si terrà stasera, alle 20 nella chiesa Quinto Vicentino. La cerimonia funebre sarà invece lunedì 30 dicembre alle 15, sempre a Quinto, dove il feretro arriverà provenendo da Bergamo. Anche l’Amministrazione comunale si è fatta vicina alla famiglia, che risiede nella frazione di Valproto. La famiglia non chiede fiori ma offerte da destinare agli ospedali di Vicenza, Roma e Bergamo. La vicenda di Mirco ha avuto eco non solo in paese grazie anche a Radio Oreb, che puntualmente dedicava un pensiero e una preghiera al piccolo. «In tanti ci sono stati vicini in questi tre anni - commenta la mamma -, moltissime persone e tante nemmeno le conosciamo, ma non hanno mai smesso di portare Mirco nel loro cuore». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Andrea Frison
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